Petruška è una marionetta che non è una marionetta. Petruška ama e odia, Petruška muore: ma soprattutto Petruška si muove, costantemente. Si muove da solo, esplora il mondo e gioca con i suoi confini, senza il bisogno di una mano che lo guidi. Ed è proprio questa libertà di movimento a costituire il fuoco della coreografia che la Compagnia Virgilio Sieni ha proposto alla 33esima edizione di MilanOltre, il festival che ogni anno porta sul prestigioso palco dell’Elfo Puccini un assaggio del panorama nazionale e internazionale della danza contemporanea.

La scena è essenziale: uno spazio delimitato da tende trasparenti diventa rappresentazione di quel teatro nel teatro che fa da sfondo alle tormentate vicende di Petruška, la Ballerina e il Moro. Sulle note di Stravinsky sei ballerini si gettano nello spazio in una danza caotica che sa di ribellione, di voglia di sperimentare in tutti i modi cosa voglia dire avere un corpo. Così queste marionette umane saltano, scivolano, roteano, combattono e cadono, rimanendo in costante relazione le une con le altre, scambiandosi i ruoli e manipolandosi a vicenda, in un turbine di braccia e gambe che si afferrano e si lasciano andare. Tutta questa intensità viene trasmessa dritto allo spettatore senza che venga mai meno la delicata poesia del fantoccio, che ha occhi ingenui e agisce senza una razionalità a frenarlo.

Ad aprire la serata è stata però un’altra coreografia: Chukrum (sempre a cura di Sieni), che sulla musica di Giacinto Scelsi punta sul nascosto, sull’evocare ciò che accade dietro al telo e separa la vita del pubblico dalla vita del palcoscenico. I ballerini si spingono contro questo telo e tutto ciò che si vede sono impronte umane avvolte da un gioco di luci e ombre dalle tinte tragiche. Quest’assenza di fisicità è proprio il subconscio di quel Petruška che irromperà di lì a poco a dare concretezza al racconto.

Clara Sutton