Voto

7.5

L’ultimo lavoro di Elia Suleiman, che ha ricevuto una menzione speciale a Cannes 2019, è una commedia dolceamara sulla ricerca di casa e sul futuro incerto della Palestina, come anche del mondo intero. Il regista (e protagonista) si fa infatti osservatore universale di una società che si sente sempre più sotto attacco, il cui stato di allerta costante la porta a esercitare un controllo ossessivo sui cittadini. Il viaggio di Suleiman, che si toglie la parola per offrire uno sguardo il più pulito possibile, comincia a casa sua a Nazareth e lo porta prima a Parigi e poi a New York. C’è qualcosa in ogni città che lo incanta, ma ovunque vada ritrova sempre la stessa inquietudine, gli stessi checkpoint, gli stessi militari armati fino ai denti che ormai conosce troppo bene.

Le poche volte in cui apre bocca sono per dire da dove viene, e la sceneggiatura mette in evidenza come nel momento in cui scoprono la sua identità, i suoi interlocutori, dentro e fuori il mondo del cinema, non lo vedano più come un individuo con le sue idee e la sua storia ma esclusivamente come un palestinese, con tutte le aspettative che ne conseguono. Tutto questo lo racconta con un linguaggio poetico alla Buster Keaton, fatto di piccole gag semplicissime ma efficaci, di cui lui è sempre l’osservatore passivo, che guarda il mondo con gli occhi spalancati e si fa mille domande che non pronuncia mai, e a cui non sembra trovare mai risposta.

Clara Sutton