Voto

5.5

Opera seconda del giovane regista Fabio Mollo, Il padre d’Italia insiste su alcuni dei temi più battuti dal cinema italiano contemporaneo: la precarietà di una generazione dal futuro incerto, un concetto di genitorialità sempre più ampio e indefinito, la ricerca delle proprie radici come antidoto a un’instabilità dilagante.

L’incontro tra l’esuberante Mia (Isabella Ragonese), incinta al settimo mese, e l’introverso Paolo (Luca Marinelli) si delinea come l’unione di due anime sole ma complementari, diverse in tutto e per questo fortemente attratte l’uno dall’altra. Se inizialmente il loro legame viene raccontato in modo poco innovativo e piuttosto convenzionale, lentamente cambia forma e rivela qualche sparuto guizzo di originalità. Interessante, ad esempio, la riflessione sul concetto di “natura” in relazione all’omogenitorialità: è lo stesso Paolo, single e omosessuale, a ritenere contro natura la possibilità che due persone dello stesso sesso possano crescere un figlio, sentendosi per questo privato della possibilità di essere felice.

La colonna sonora, spartita tra suoni elettronici e citazioni di classici pop italiani, non giova alla buona riuscita del film, per il quale si adoperano, al contrario, le brillanti interpretazioni dei due protagonisti.

Giorgia Maestri