Voto

3

Ritrovarsi per l’ennesima volta dinanzi a film come Il mondo di mezzo è alienante, perché dimostrano che lavori del genere faticano a estinguersi, nonostante non abbiano alcuna ragione di vita.

Un intruglio di pressappochismo e mediocrità avvolgono il nuovo lavoro di Massimo Scaglione, nel quale compare come regista, soggettista, sceneggiatore, scenografo e produttore. A partire dalle premesse, il cast tecnico diventa fautore di un disastro: da un doppiaggio amatoriale, che rende faticosa la comprensione dei dialoghi, agli interpreti, simbolo di un vecchio modo di fare cinema che per fortuna sta scomparendo anche in Italia, passando per una sceneggiatura banale e troppo pretenziosa.

I volti di noti di Tony Sperandero e Matteo Branciamore (cantante e attore de I Cesaroni) non bastano ad alzare né la qualità del film né il suo ricavato botteghino.

Fabrizio La Sorsa