Voto

7.5

Dopo l’Orso d’oro a Berlino di cinque anni fa, Diao Yinan torna al noir e a una Cina di provincia popolosa e criminale: questa volta le fredde cave minerarie del Nord lasciano spazio a una cittadina vacanziera sulle sponde del Lago delle Oche Selvatiche, tra bancarelle turistiche, zoo e “signorine della spiaggia” pronte a intrattenere i villeggianti. Qui il braccio armato della legge non sempre arriva, ma l’ordine è mantenuto da un’organizzazione criminale che spartisce ordinatamente l’area urbana tra i diversi clan, almeno fino a quando la competizione tra due famiglie rompe la tregua, facendo precipitare un raduno notturno in una faida all’ultimo sangue.

La fuga di Zhou Zenong, uno dei criminali più esperti, inseguito dai rivali e dalle forze dell’ordine – a causa dell’omicidio accidentale di un poliziotto –  è il pretesto di una narrazione che si perde nella pioggia, snodandosi tra magazzini ferventi di lavoro e labirintiche corse attraverso sovrappopolate case a ringhiera. L’adrenalina della fuga è rallentata fino allo stremo da campi lunghi lacustri e sequenze semi immobili immerse nell’afa umida del lago: persino la concitata rissa iniziale è congelata in una carrellata di primi piani e dettagli dei corpi avvinghiati tra loro. Sono proprio affanno e sospensione a dettare il ritmo di questo noir un po’ atipico, che sebbene annoveri i topoi del genere – protagonista dolente, figure femminili ambigue, invadenti luci al neon del noir metropolitano più recente –, si inoltra in un’atmosfera diversa, artificiosa e a tratti posticcia, ma anche meditativa e distensiva.

Giorgia Maestri