Voto

6

Spielberg torna alla regia di una pellicola dedicata per lo più al giovane pubblico ricongiungendosi a un tema a lui caro: l’infanzia perduta. La pellicola, infatti, presenta diverse analogie con Hook del 1991, film in cui il mondo fantastico si sovrapponeva continuamente a quello reale. Con Il GGG – Il grande gigante gentile, tuttavia, il regista non riesce a esplorare in modo approfondito il rapporto tra l’infanzia e la fantasia, né a eguagliare la magia delle atmosfere del libro di Roald Dahl.

Nonostante la fotografia di Janusz Kaminski risulti l’elemento più d’impatto del film, insieme a un apparato tecnico dagli effetti speciali ben calibrati, soprattutto per la performance capture dei giganti, la pellicola non riesce a creare una tensione sufficiente a tenere gli spettatori incollati allo schermo fino alla fine del minutaggio. L’attenzione tende, infatti, a calare fin dall’inizio, e nemmeno la sequenza d’azione finale riesce a risollevare la pellicola.

Una nota di merito, invece, va alle interpretazioni di Mark Rylance (GGG) e Ruby Barnhill (Sophie).

Alessia Arcando e Giada Portincasa