Voto

8.5

Il club rappresenta le debolezze e le vigliaccherie dell’animo con una carica metaforica che rasenta il metafisico. Inquadrature fisse e lenti movimenti di macchina restituiscono un grigiore agghiacciante che muta progressivamente in nero, inghiottendo in una meccanica perversa vittime e carnefici fino a renderli indistinguibili.

Servendosi di una polifonia di generi, di impietosi primi piani, di colori plumbei e di claustrofobiche inquadrature sgrandangolate, Larraín architetta un vampiresco mondo “altro” (il club, appunto), chiuso nelle proprie tenebre e ritroso alla luce.

Benedetta Pini