1. Artchivio


Artchivio è una casa di produzione pensata per tutti quei creativi che abitano lo svariato mondo delle arti: cinema, comunicazione, arti contemporanee e nuove tecnologie qui possono trovare terreno fertile per concretizzarsi e alimentarsi. Gestito da un giovane collettivo di professionisti del settore, Artchivio si pone come obiettivo quello di sostenere la creazione, la produzione e la distribuzione di contenuti selezionati che risultino non solo personali e originali, ma anche e soprattutto in grado di anticipare le future possibilità del cinema attraverso un’interazione virtuosa tra creativi, produttori e spettatori. È questo il caso dell’ultima bizzarra produzione di Fulvio Risuleo, Il caso Ziqqurat: un progetto che combina le potenzialità del linguaggio seriale con la sensibilità del cinema d’autore.

2. Ritratto d’artista

Formatosi al Centro Sperimentale di Cinecittà, a soli 19 anni Risuleo sviluppa spiccate competenze di regia, arrivando a presentare il suo primo corto, Levito madre (2014), alla Cinéfondation del Festival di Cannes. Quando il suo secondo, Varicella (2015), vince a La Semaine de la Critique, il regista decide di puntare ancora più in alto con Il caso Ziqqurat (2018): una short serie rompicapo costruita intorno alla risoluzione di un misterioso omicidio. Con un curriculum da cineasta, sceneggiatore e fumettista (!), da Risuleo non ci si aspettava altro che un prodotto surreale, immaginifico e brillante. Ed è questo che troverete.

3. Gioca con me

In principio fu Bandersnatch. Con il successo – discutibile – del recente prodotto Netflix, consentito dai passi avanti compiuti dalla tecnologia, sembra che i contenuti interattivi siano la strada da percorrere. Prova ne è la decisione di YouTube di dedicare un’intera divisione allo sviluppo di questo genere di prodotti. Risuleo crea un prodotto che si inserisce in questo trend, ma più che limitarsi a stuzzicare il suo utente a interagire con la sceneggiatura del film, Il caso Ziqqurat è interamente pensato in funzione dello spettatore: gli episodi possono essere visti in qualsiasi ordine, ci si può muovere liberamente all’interno narrazione, tornare indietro o mettere in pausa per analizzare ogni fotogramma in cerca della soluzione, oppure attivare i pensieri dell’investigatore tramite l’uso di un voice over che dà accesso a un altro livello narrativo e apre il testo a nuovi significati. E se servisse un’ulteriore prova del fatto che la serie non avrebbe senso di esistere senza i suoi spettatori, a un lato dello schermo è presente un taccuino su cui annotare ogni dettaglio e tracciare le proprie teorie. Che l’evolversi del digitale, dopo aver liberato la televisione dai lacci del palinsesto, finisca per dare a ciascuno la libertà di costruirsi la propria trama su misura? E cosa ne sarà del concetto di autore?

4. Come un documentario

Nell’anniversario dei vent’anni dalla prima messa in onda della storica Melevisione, Il caso Ziqqurar è un’occasione per ritrovare volti iconici del piccolo schermo. Sofia, la presentatrice di Ziqqurat, è Sonia Ceriola, volto dell’emittente romana Tele3. Tra gli anni ’90 e i 2000 presentava lo spazio che il canale dedicava ai bambini e rispondeva in diretta alle lettere degli spettatori (ne riceve più di 300 al giorno), divenendo una presenza stabile nelle giornate dei più piccoli. Oggi gestisce una tabaccheria a Latina, ma basta fare un giro sulle pagine Facebook o YouTube a lei dedicate per avere un’idea di quanto ancora sia amata. Franco, il truccatore (Danilo Bertazzi), è l’indimenticato Tonio Cartonio, il personaggio rassicurante che prendeva per mano i pomeriggi dei millennials. Quello di Risuleo è – per usare le sue parole – un “casting filologico”, pensato come per un documentario su una televisione che non c’è più. Dalla cartapesta colorata della scenografia alla marionetta dell’elefante Zigguro, tutto contribuisce a rimettere in scena un pezzo della storia della TV fagocitato dai canali tematici e dalla programmazione h24, che ha reso obsoleto quel mix unico di programma d’intrattenimento e cartoni animati che rispondeva al nome di “programma contenitore”.

5. Ma che ne sanno i 2000?

In bilico tra nostalgia e innovazione, da sotto Il caso Ziqqurat emerge un quadro d’analisi del presente. Non solo nel contrasto tra vecchi e giovani, tra chi cerca un proprio spazio creativo e chi rimane aggrappato ai propri privilegi, ma anche nel discorso nostalgico suscitato dai social network. Facebook e Youtube sono oggi il veicolo principale per ricordare i bei tempi andati, che sia rivedere spezzoni di cartoni animati degli anni ’80 o riascoltare brano di Britney Spears, come una sorta di antidoto a una contemporaneità incapace di trovare una propria identità. “Mi diverte moltissimo l’idea di questo cortocircuito per cui la finzione per certi versi diventa quasi documentario.” – ha dichiarato Risuleo a Rolling Stones – “Da quando personaggi come Tonio Cartonio della Melevisione e Sonia Ceriola de La posta di Sonia sono scomparsi dalle scene, il pubblico di Internet ha sempre cercato dei risvolti di cronaca nera”. L’omicidio iniziale de Il caso Ziqqurat che macchia il set del programma per bambini fa da contraltare alle voci che volevano Bertazzi morto per overdose. Un’ombra scura che si spande sui ricordi dell’infanzia, un po’ come la bile di pettegolezzi e chiacchiericci che infesta i social e contribuisce a rendere sempre più tossico il discorso pubblico e sempre più labile la differenza tra fake e notizia, tra falso e reale.

Agnese Lovecchio e Francesco Cirica