Inizia oggi, fino all’11 aprile, la 15esima edizione dell’IFF – Integrazione Film Festival, la rassegna cinematografica bergamasca nata nel 2007 per celebrare l’integrazione interculturale, dando spazio a documentari e cortometraggi che vogliono riflettere insieme al pubblico sui concetti di identità, appartenenza, immigrazione, inclusione e provenienza culturale. L’obiettivo del Festival, organizzato da Cooperativa sociale Ruah insieme a Lab 80 film, è infatti quello quello di usare la potenza comunicativa delle immagini per veicolare una maggiore consapevolezza sulle trasformazioni globali in atto. Per via della situazione che sappiamo, il festival sarà fruibile esclusivamente in streaming online, previa registrazione sul sito, dovendo rinunciare anche quest’anno all’Auditorium di Bergamo.

Inclusione, identità e intercultura restano le parole chiave dell’iniziativa, così come dei 15 film in gara (10 cortometraggi e 5 documentari), presentati a partire da stasera. Nella sezione Documentari troviamo molte produzioni italiane, tra cui Flamenco Ikigai di Emanuel Massa (2021), storia di una ballerina di flamenco giapponese in Spagna, e Siamo qui da vent’anni di Sandro Bozzolo (2020), che fa luce su un aspetto poco conosciuto della produzione agricola della provincia di Cuneo, gestita da decenni da lavoratori immigrati. Tra questi si fa spazio anche la produzione spagnola Razas primer acto di Alex Ygoa (2020), documentario che indaga il razzismo in Spagna. Nella sezione Cortometraggi, oltre alle opere italiane come Gancio Cielo di Giulio Pietromarchi (2018), che tematizza l’importanza della cultura e dello sport in una società razzista, emergono produzioni internazionali di rilievo, come il pluri-premiato Dolapo is Fine di Ethosheia Hylton (UK, 2020), storia di una giovane ragazza nera e del rapporto con le proprie origini; Ind i varmen di Morten Schmidt e Thomas Diepeveen (Danimarca, 2020), che segue gli ultimi anni di vita di un immigrato anziano e solo in cerca di relazioni; e ancora la produzione malesiana The Cloud Is Still There di Mickey Lai (2020), storia di una giovane donna cristiana e del conflittuale rapporto con la famiglia taoista, e la produzione turca Wait For Me di Hamza Akin (2020) che indaga il rapporto d’amore e collaborazione artistica tra Marina Abramović e il compagno di una vita Ulay. 

In queste cinque giornate trovano spazio anche film fuori concorso e diversi ospiti, disponibili per Q&A e workshop rivolti in particolare alle scuole secondarie superiori. Special guest di questa edizione Fatou Sokhna, giovane cantante e attrice afro-romana protagonista del cortometraggio vincitore dell’edizione 2020 I am Fatou di Amir Ramadan, e Soraya Milla, regista afro-francese della webserie Afropolitaine, che presenterà ogni giornata del Festival. Save the date per il gran finale: il 10 aprile verranno annunciati i vincitori dei premi in denaro per il Miglior Cortometraggio e il Miglior Documentario, a cui si aggiungerà il Premio Basso Sebino, istituito in onore del luogo di nascita del Festival.

Diletta Culla