Voto

7

Show Me How You Disappear è un album ambizioso, caleidoscopio, fatto di melodie sognanti tra noise rock e pop che aprono la strada a brillanti racconti introspettivi. Jilian Medford, che non ha mai nascosto i suoi problemi di ansia e salute mentale, sembra fluttuare sulle dieci tracce, costruite su trame eteree in cui spicca la voce delicata che a tratti si lascia andare a esplosioni sonore.

Drink The Lake, in apertura, si rivela subito uno degli apici dell’intero lavoro con il suo incedere quasi austero in cui la drum machine funziona da metronomo perpetuo e si stagliano accordi di chitarra improvvisi, come fosse una trasposizione in musica di un lento motivo a supporto del messaggio del mantra “I’ll start, I’ll start saying your name/Saying your name backward/So I’ll forget it”. Sword, subito dopo, è un altro brano degno di lode grazie a synth e chitarre distorte: un invito a prestare attenzione a tutte le volte in cui ci si sente fragili e disarmati. E se Dumb Driver è una carica di tensione drammatica, ampliata da effetti vocali spettrali e Power – dove si sente l’influenza di Adrianne Lenker – è un altro mantra contro la solitudine, costruito su suoni acustici che si arricchiscono di batteria e accordi distorti di chitarra, con Get Better si fa largo la luce: la voglia di resistere, di sentirsi meglio e di respingere i pensieri negativi e lasciare entrare quelli positivi.

Attraverso un’estetica dream-pop, alternando stati emotivi che passano dalla malinconia al senso di conforto e di fiducia, Show Me How You Disappear è un album imperfetto e che dalle sue mancanze trae la propria forza.

Gabriel Carlevale