Voto

7.5

Il regista australiano Craig Gillespie sceglie di portare sullo schermo la vita e la carriera della pattinatrice statunitense Tonya Harding attraverso un biopic tanto inusuale quanto stravagante. La Harding, celebre per essere stata la seconda atleta al mondo (la prima statunitense) ad aver eseguito un triplo axel in una competizione ufficiale, è passata alla Storia per via del suo coinvolgimento nell’aggressione ai danni della rivale, Nancy Kerrigan, alla vigilia dei campionati nazionali del 1994.

Sarebbe stato facile indulgere in comodi patetismi nel ritrarre il travagliato rapporto di Tonya (Margot Robbie) con la madre o la burrascosa relazione con il marito, Jeff Goolly (Sebastian Stan), e, se drammatizzate a dovere, le vicende del 1994 avrebbero potuto agilmente generare un forte impatto emotivo. Tuttavia, Gillespie ha optato per tutt’altra soluzione narrativa, prediligendo toni scanzonati, ironici, cinici e a tratti grotteschi: l’irruento temperamento della Harding è restituito senza edulcoranti, accompagnato da una buona dose di black humor.

“You don’t like the way I dress, or talk or any of my music” grida Tonya ribellandosi all’ostilità della giuria nei suoi confronti, ed è proprio la difformità della sua musica – a partire dai pezzi che accompagnano le sue esibizioni su ghiaccio – a scandalizzare chi la circonda. Una sgraziata redneck che sconquassa un mondo di principesse, sullo sfondo di una colonna sonora prepotentemente rock.

Attraverso un montaggio serrato, la riproduzione squisitamente finzionale degli eventi si alterna a immagini falsamente documentarie: le finte interviste ai protagonisti delle vicende – basate su quelle autentiche realizzate da Steven Rogers – riproducono, nelle vesti di mockumentary, l’incoerenza e la contraddittorietà delle versioni fornite sui fatti del 1994. I punti di vista sull’incidente, infatti, divergono radicalmente anche nella realtà, rendendo impossibile stabilire cosa sia realmente accaduto.

Il découpage di prospettive differenti è qui reso attraverso il racconto di Tonya in voice over, intramezzato da interventi degli altri personaggi, che interpellano direttamente lo spettatore rivolgendo lo sguardo in camera. È interamente delegato a quest’ultimo, infatti, il compito di ri-organizzare le testimonianze fornite dai personaggi e interpretare quanto narrato, procedendo rapidamente tra le ricostruzioni sulla scorta delle frequenti carrellate in avanti, indagatrici e sinuose, e soffermandosi con più attenzione sugli istanti decisivi, rimarcati da slow motion carichi di senso.

Giorgia Maestri