Voto

6.5

I magnifici sette, remake dell’omonimo classico del 1960 di John Sturges (ispirato a sua volta a I Sette Samurai di Kurosawa), non apporta alcuna innovazione all’ultra rivisitato genere western e riesce solo sotto l’aspetto dell’intrattenimento, scopo dei vecchi cowboy movie.

Il regista Antoine Fuqua tralascia lo spessore dei personaggi e l’originalità della trama per realizzare un western che, in quanto a regia, strizza l’occhio ai classici degli anni ’60, dai quali riprende le tipiche alternanze tra i primi piani sui volti scuri e seri dei personaggi e i campi lunghi sui cowboy a cavallo nel deserto tipici dei cult di Sergio Leone. I topoi del genere vengono così rivisitati in chiave moderna con accattivanti scene d’azione, ma prive di quell’effetto splatter che ha fatto la fortuna del western tarantiniano (Django Unchained, The Hateful Eight).

Le grandi pecche del film sono il fastidioso politically correct, che vuole un cast esasperatamente multietnico, e la caratterizzazione dei protagonisti i quali, pur risultando accattivanti per le nuove generazioni non avvezze al western, scadono nell’effetto supereroe in stile The Avengers.

Alessia Arcando