Voto

7.5

Fabio Bobbio si inserisce con delicatezza nel prolifico filone cinematografico che ha rappresentato l’adolescenza in tutte le sue forme, età dal fascino magnetico in quanto momento di transizione conflittuale tra l’infanzia, semplice e spensierata, e la maturità, che costringe a fare i conti con il mondo e con se stessi.

La metafora su cui si regge il film di Bobbio sovrappone alle figure degli adolescenti protagonisti, Samuele (Samuele Bogni) e Matteo (Matteo Turri), due cormorani, uccelli acquatici che si immergono nell’acqua per poi asciugarsi le ali distesi al sole e prepararsi a una nuova immersione. Allo stesso modo Samuele e Matteo, permeabili come due cormorani, sperimentano un percorso di crescita fisica e psicologica in cui si alternano momenti di estrema curiosità ad altri in cui l’ozio prende il sopravvento. Nel corso di un’estate che sembra infinita, i due scoprono il mondo intorno a loro: la sceneggiatura, suggestiva e surreale, dilata il tempo senza lasciare intravedere né un passato né un futuro, come se la vita dei protagonisti fosse tutta concentrata nel presente.

I sentimenti, esplorati dal regista con uno sguardo distaccato, non sono quelli, fin troppo abusati, degli amori delusi o dell’angoscia di crescere, ma quelli più nascosti, indefiniti e potenti che spingono ogni adolescente a crescere ed esplorare il nuovo mondo che si affaccia nella loro vita, un mondo carico di fascino e ancora in parte incomprensibile.

Caterina Polezzo