Voto

6.5

Le premesse di I Care a Lot di J Blakeson sono promettenti: muovendosi su toni da black comedy, pone al centro l’antieroina Marla Grayson, intenta a procacciarsi con l’inganno la tutela legale di svariate persone anziane inermi, meglio se benestanti e senza figli, con lo scopo di spedirle in case di riposo conniventi e disporre liberamente dei loro averi. L’astuzia di Marla (una Rosemund Pike che sembra essere ancora dentro il personaggio di Gone Girl – L’amore bugiardo) sta nel muoversi entro in confini della legge, piroettando tra giudici condiscendenti, ordinanze siglate con nonchalance e medici corrotti. Tutto questo si regge su un presupposto reale e quanto mai attuale: all’interno della società che abitiamo non c’è posto per gli anziani. Nessun periodo storico ha saputo esplicitarlo meglio di quello che stiamo vivendo: dagli scandali legati alle rsa alle aberranti dichiarazioni sulla “minor produttività economica” di quel segmento anagrafico. L’ipocrisia del giudice che finge di curarsi del destino di questi anziani soli è quella dei centinaia di articoli e servizi giornalistici che ci bombardano da mesi. In confronto a tutta quest’apatica falsità, il cinismo di Marla è quantomeno più onesto.

Marla è una “leonessa tra gli agnelli” come si definisce in principio e sul finale del film, non teme niente se non la mediocrità, tantomeno le minacce di uomini arroganti e arrabbiati in cerca di rivalsa – siano poveracci spiantati o boss della mafia russa. Si muove fieramente in un mondo di donne (oltre a Fran, compagna e socia in affari, è donna la detective che dà loro soffiate dal distretto ed è donna la rigattiera che valuta la merce rubata alle vittime – tutti ruoli non proprio sdoganati sul grande schermo), ignorando tutti i “I’ll fucking kill you, bitch” in cui puntualmente si imbatte. Nonostante la seconda parte del film prenda rotte un po’ troppo funambolesche e caricaturali (anche solo mettere in campo la “mafia russia” è già di per sé macchiettistico), è proprio l’amorale fierezza della leonessa Marla ad aggiungere qualcosa al panorama di cinici self made men e hustlers senza scrupoli che popolano l’immaginario hollywoodiano.

Giorgia Maestri