1. Serie tv nel frullatore

Arriva I Am Not Okay with This, dai produttori di Stranger Things e dal regista di The End of the F***ing World. Un’ottima premessa, se si pensa al successo delle due serie e a come abbiano rivoluzionato (specialmente la prima) il genere del coming of age targato Netflix. Tornano inoltre anche la sceneggiatura, sempre basata su una graphic novel di Charles Forman, la colonna sonora, curata da Graham Coxon, e la scelta della durata di venti minuti a episodio (come per The End of the F***Ing World). Questa volta è Sydney la protagonista, una “noiosa ragazzina bianca” (come si definisce lei stessa) con un passato triste e un presente confuso. Ogni volta che un’emozione forte si impossessa di lei – rabbia, frustrazione, tristezza – si scatena una potente energia misteriosa, capace di distruggere tutto ciò che trova attorno a sé. Fedelmente alla graphic novel, Syd i rivolge al pubblico interrompendo la quarta parete per parlargli in prima persona attraverso il suo diario segreto; non mancano tuttavia punti di vista extradiegetici, come quello di Stanley, l’amico imbranato che l’aiuterà a venire a capo dei suoi poteri, il racconto della migliore amica Dina. Il mondo degli adulti, invece, è fuori dalla storia: gli unici grown up che presenti non vengono delineati in modo deciso (a parte la madre di Syd) e rimangono sempre ai margini.

2. Agitato non mescolato

A livello di regia e fotografia siamo esattamente sullo stesso piano di Teotfw e a la ragazzina coi super-poteri ricorda tanto Eleven di Stranger Things, mentre il target sembra puntare a metà strada tra i due prodotti: non si può parlare effettivamente di teen drama, ma nemmeno di fantasy per “adulti”; piuttosto si tratta di un coming of age che riesce a dialogare con entrambi i mondi, sia per la durata breve (come Teotfw) che per il soggetto, che si appella alla stessa fantasia nostalgica di prodotti quali i Goonies ( eStranger Things). Da notare che, sebbene alcuni elementi (come i cellulari) rimandino ai giorni nostri, I Am Not Okay with This mantiene un’ambientazione atemporale, come Teoftw, ed è forse questa una delle scelte che riesce ad agganciare maggiormente lo spettatore. Moltissime le similitudini rispetto ai suoi modelli, ma I Am Not Okay with This ha anche degli aspetti originali, ad esempio il progetto musicale di Graham Coxon: parallelamente alla colonna sonora non originale, il compositore firma la musica di un album di una band diegetica fittizia, i Bloodwitch. Le sonorità rimandano all’alternative rock anni ’90 (Jesus & Mary Chain e Blur, per dirne giusto un paio).

3. Siamo ragazzi di oggi, pensiamo sempre a…

Nell’ultimo anno e mezzo la tendenza al racconto degli adolescenti nelle serie televisive si è avviato verso una direzione più naturalistica. Si pensi a Sex Education, a Tredici o Atypical – tutti prodotti Netflix – o, Euphoria – targata HBO. Storie che hanno alla base il mondo della Generazione Z, rappresentato con assoluta fedeltà alla realtà, abbandonando finalmente una visione da boomer. Droghe, sesso, sessualità fluide, depressione e malattie mentali. Finalmente. Era ora che arrivasse sul piccolo schermo una rappresentazione onesta della realtà in cui vivono i giovani di oggi, in cui ognuno di loro possa sentirsi equamente rappresentato, incluso e compreso.

4. Cotto e mangiato

Anche questa serie, di appena sette episodi per venti minuti ciascuno, è vittima della FOMO (fear of missing out): ideale per il binge watching di un paio di giorni, col solito calo verso il quinto episodio e il classico cliff hanger nell’ultima puntata. Eppure, arriva in un periodo strano: a un mese dall’uscita dell’ultima stagione di Teotfw e nel pieno della diffusione di rumor e del teaser sulla nuova di Stranger Things. Nonostante i volti dei giovani attori Sophia Lillis e Wyatt Oleff vengano dal grande cinema hollywoodiano (entrambi hanno recitato nell’adattamento del 2017 di It e lui anche in Guardiani della Galassia) e la trama possa suscitare un certo interesse, il rischio di questo difficile posizionamento è che I Am Not Okay with This non sia abbastanza strutturata per reggersi sulle proprie gambe a lungo.

5. In attesa della seconda stagione

Che direzione prenderà la seconda stagione? Esauriti gli spunti dalla graphic novel, le strade possibili sono essenzialmente due: continuare a cavalcare la dimensione più dichiaratamente fantasy, e quindi alla scoperta dei super poteri di Syd e come questi impatteranno la sua vita e quella degli altri. Trasformare i “mostri” di Syd in disagi metaforici, soltanto psicologici,. Forse, per tornare al racconto della Gen Z, potrebbe essere un modo originale per affrontare sul piccolo schermo questi temi.