A qualche mese da Diamanti Grezzi, Adam Sandler torna su Netflix con il film più inaspettato che si sia visto di recente su Netflix, e con un cast di nomi altisonanti: Hubie Halloween. Cavalcando l’onda del revival anni ’90, ma andando oltre la pura influenza estetica, il film riprende gli stilemi dell’horror, posizionandosi all’interno della nicchia che declina il genere in chiave satirica. A una prima occhiata, la trama è appare molto semplice: Hubie è un macellaio affetto da una leggera disabilità intellettiva, e per questo viene bullizzato da tutta la cittadina di Salem. Ma quando la notte di Halloween saranno tutti in pericolo, cercherà di salvare persino alcuni dei suoi peggiori aguzzini da un misterioso mostro. A innestarsi su questa trama lineare e renderla più interessante è il filtro del politically uncorrect, mai volgare o prepotente.

Nella storia del cinema e della televisione, in effetti, ci sono scene iconiche che sarebbe impossibile in questo periodo storico non solo girare, ma anche inserire in una sceneggiatura. Sia Steve Carell che Ricky Gervais ne hanno già apertamente parlato in riferimento a The Office, e questa visione può essere estesa a moltissimi altri prodotti del decennio scorso; soprattutto ad alcuni film comici degli anni ’90, che oggi verrebbero (giustamente) criticati e messi alla gogna. Per questo, scegliere nel 2020 un protagonista affetto da quello che sembra un disturbo mentale in un contesto quasi caricaturale è stata una mossa molto azzardata. Ma Hubie Halloween vince la sfida: il film riesce a essere comico senza mai cadere nel grottesco, marchiando una netta differenza tra offesa e risata.

L’elemento chiave che ha reso non solo accettabile ma addirittura apprezzabile e divertente il politically uncorrect è sicuramente il fatto che non si rida di Hubie in quanto persona, ma del suo contesto in senso lato: quello che avviene nella sua quotidianità è assurdo, e fa ridere a prescindere dal protagonista. Addirittura, ciò che fa più ridere sono proprio le sue capacità, le sue abilità assurde e il modo in cui riesca a barcamenarsi in un universo così ostile, mettendo in pratica escamotage improbabili.

Stabilito che l’eroe di questo film non è un eroe in senso classico e l’antagonista lo è ancora meno, viene da sé che Hubie Halloween sia interamente basato sul paradosso e sull’inaspettato. Di fatto, è uno “scherzetto cinematografico” di 102 minuti, un horror/thriller in cui i colpi di scena sono tanti e talmente assurdi da risultare spiazzanti.

La maggior parte delle scene che potrebbero far paura, infatti, sono in realtà gli scherzi che lo spettatore vede preparare dai bulli di Salem ai danni di Hubie. In questo modo, l’attenzione viene focalizzata su ciò che sta succedendo al povero eroe, distogliendola dai dettagli intorno al vero mistero che si sviluppa sotto traccia. Alla fine del film, Hubie riuscirà a mettere insieme gli indizi e ricostruire il quadro totale, dimostrando che non era poi così naïf come poteva sembrare.

Se l’horror satirico è sempre rimasta una nicchia snobbata dal macro genere in cui si inserisce, ci sono stati esempi nella storia del cinema di film, anche al limite del trash, che sono stati in grado di veicolare messaggi dalla portata universale e di affermarsi come veri e propri cult. Pensiamo a Frankestein Junior, Scream e L’alba dei morti viventi, che sono solo alcuni tra i più celebri. Fare ridere in modo politicamente scorretto oggi è difficile, ma Hubie Halloween dimostra che è possibile, basta non prendersi troppo sul serio.

Greta Pelizzari