1. And… Action!

Ritmo elevato, virtuosismi nascosti, colori pieni e opachi, battute incisive. Hollywood si innesta negli anni d’oro della Hollywood del secondo dopoguerra, per sviluppare una narrazione finzionale e densa stratificazione significativa in cui fittizio e reale si mescolano, giocando a dadi con le sorti del destino. Come se si domandassero: “cosa sarebbe successo se?”.

2. POV

La sceneggiatura solida, divisa in due indagini parallele – fittizia e reale – opera una secca elisone del superfluo, sviluppando un ritmo dialogico serrato e incessante. Nella sua studiata circolarità, la sceneggiatura aggredisce un argomento notissimo, eppure riesce a plasmarlo in qualcosa di completamente nuovo. Ryan Murphy e Ian Brennan hanno avuto l’abilità di capire come guardare il presente dal passato e viceversa.

3. Minimondo

Hollywood, a differenza di molte serie tv recenti spesso incentrate grande nome che accentra l’attenzione, è una narrazione corale, in cui ogni personaggio è caratterizzato da una diversa cromatura. Alternando figure fittizie e realmente esistite, sono loro il perno di un impalcatura narrativa composita. Nella sua coralità, Hollywood trova una tensione narrativa ed emotiva magnetica, dall’empatia rigorosa di Dick Samuels interpretato da Joe Mantello, all’appassionata interpretazione di Avis Amberg della leggenda di Broadway Patti LuPone.

4. Michael Jordan

Ogni dream team ha il suo fuoriclasse. Nel caso di Hollywood si tratta di Jim Parson, a cui Murphy affida il ruolo dell’agente delle star Henry Wilson, che nella coralità della serie risulta il ruolo più complesso. Se il resto dei personaggi (sia reali che fittizi) coinvolge sin da subito a livello empatico, Wilson è il villain respingente della serie. Tuttavia, la sua interpretazione schizofrenica e istrionica lo rende comunque amabile, nella sua apparente assenza di valori e scrupoli. In questo senso, la sua redenzione finale, in cui si redime da carnefice dei giovani attori e si scopre invece lui stesso vittima della visione che all’epoca si aveva dell’omessualità – ovvero come una distorsione del sentimento, una perversione malata – è uno dei momenti cruciali in cui Hollywood rivela un sottotesto fondamentale: il vero perdono è esente dal pentimento.

5. Utopia mancata

Se da un lato Hollywood rappresenta la speranza che ha animato il passato dandogli la spinta propulsiva verso quello che ora è il nostro presente, dall’altro dà voce alla delusione verso il crollo di quell’utopia che sembrava fosse impossibile potesse non venire realizzata e che invece, ancora oggi, sembra così lontana.

Davide Spinelli