Voto

7

Dopo l’EP del 2015 The Very Best Hinds So Far le Hinds giungono al loro vero debutto con Leave me Alone, un disco che guarda molto al passato, rispondendo così a una necessità generazionale:
le tracce pescano molto dal sound tipico dei ’60s, un po’ per sana nostalgia e, forse, un po’ per moda. Nonostante la formula proposta sia ancora grossolana e sgraziata il risultato è buono, i brani scorrono leggeri e fluidi.

Garage pop, distorsioni, il richiamo a una tradizione Sixties e l’attitudine scanzonata ricordano molto la produzione di Courtney Barnett, mentre la delicatezza tutta femminile e le sfumature lo-fi avvicinano il quartetto rosa spagnolo al fuzz-pop retrò degli Alvayys. Inoltre, per le voci e i testi di una femminilità sbadatamente seducente, si presentano come la versione genuina e acerba della grintosa Wendy James.

Questo album è come una ragazza che chiede di essere lasciata in pace, mentre in realtà spera tacitamente di ricevere qualche attenzione in più. Leave me alone non vuole essere lasciato stare: direttamente da Madrid, si rivolge discretamente a un pubblico internazionale. Se infatti il titolo dell’album indica distacco, la maggior parte dei brani suggeriscono l’esatto contrario: pezzi come Fat Calmed Kiddos, il brano più forte dell’album, supplica ammiccante e un po’ provocante, segnale di un’attitudine ancora adolescenziale. Leave me alone è, insomma, un rifugio di contraddizioni umane e di tristi consapevolezze unite a una spensieratezza leggera.

Argomenti anche forti come amore, paure, il senso di delusione e di incomprensione, vengono toccati con ingenuità, semplicità e innocenza. Forse, proprio in virtù di queste caratteristiche, è facile essere affascinati dai singoli brani più che dalle scelte stilistiche dell’intero lavoro, che sicuramente non hanno come tratto distintivo l’originalità. A difettare, infatti, è un solo tassello: la capacità di imporsi in una scena musicale che al momento risulta essere tra le più tracciate.

Valeria Bruzzi