1. “Qualunque cosa camminasse a Hill House, camminava sola”

Unanimemente considerato un capolavoro della letteratura horror, al punto da ispirare alcuni lavori di Stephen King e due adattamenti per il grande schermo, L’incubo di Hill House di Shirley Jackson è il romanzo da cui è tratta Hill House, la serie Netflix firmata da Mike Flanagan. Fedele a questa eredità, il serial mantiene il sapore del racconto gotico con una regia che predilige avvolgenti carrelli e morbidi piani-sequenza; un passo lento ed elegante che si addentra nel mistero della casa infestata e dei suoi abitanti.

2. La stanza rossa

Trasferitisi a Hill House a seguito dei propri genitori, i cinque fratelli Crain hanno toccato con mano le strane presenze che ne infestano le stanze e camminano per i corridoi. Vent’anni dopo, ognuno di loro cerca di convivere con le ferite lasciate da questa esperienza, fino al momento in cui tutto sembra ricominciare di nuovo, e i Crain si trovano ad affrontare Hill House un’ultima volta.

3. “Sono a casa”

La mossa vincente della serie sembra essere la scelta dei personaggi e il modo in cui vengono raccontati. L’ombra di Hill House si stende su ogni membro della famiglia Crain e ne condiziona le paure, aspirazioni e debolezze: il risultato sono personaggi vividi e verosimili, ai quali ci si affeziona come se fossero membri della propria famiglia, aumentando enormemente la capacità del racconto di coinvolgere e attrarre lo spettatore fino all’ultima puntata.

4. Ora e allora

Con un approccio contemporaneo alla gestione del tempo del racconto, Hill House passa in continuazione dal presente al passato. Unendo questo meccanismo narrativo all’alternanza dei punti di vista dei personaggi, ciascuno dei quali parziale e limitato, ogni puntata diviene la tessera di un domino destinato a crollare con precisione chirurgica: un’immagine che risulterà completa solamente con il finale di stagione.

5. Questi fantasmi

Si potrebbe descrivere Hill House come un drama horror, in cui la parte drammatica sembra essere preponderante. Certo, chi cerca i salti dalla sedia non rimarrà deluso e i più impressionabili finiranno per guardarla con la luce accesa, ma si tratta di un mood solo suggerito, più che mostrato. A partire dalla scelta di raccontare prima gli effetti del trauma – mostrando i Crain da adulti – e solo dopo ciò che è successo nella casa, Flanagan conferisce alla messa in scena non solo una carica avvincente di pathos, ma anche una solida costruzione drammatica che rende Hill House una serie che si comincia a guardare terrorizzati e si finisce per commuoversi.

Francesco Cirica

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