1. Nuovi Record

Se da mesi le bacheche dei vostri social sono monopolizzate da figure geometriche su biscotti di zucchero e loschi individui in tute rosse e maschera, sappiate che Squid Game è già stata scalzata dal trono di serie Netflix più vista di sempre da un’altra serie, sempre sudcoreana. Hellbound ha infatti battuto la serie connazionale rivale e, in sole 24 ore dalla data di lancio (19 novembre 2021), ha raggiunto gli stessi numeri di ascolto che Squid Game aveva ottenuto in 8 giorni dall’uscita sulla piattaforma. La miniserie composta da 6 episodi della durata di circa un’ora ciascuno ha infatti scalato in pochissimo tempo le classifiche di oltre 80 paesi, che aspettano con ansia la seconda stagione.

2. Incubazione

La nascita di Hellbound risale a ben prima della sua comparsa su Netflix. Il creatore Yeon Sang-ho, regista sudcoreano noto principalmente per il cruento film d’animazione The King of Pigs e per i thriller con contaminazioni horror e zombie Peninsula e Train to Busan, ha sviluppato la proto-storia della serie a partire da un suo precedente cortometraggio animato diviso in due parti: The Hell (Two Kinds of Life) del 2003/2006 e Hellbound, webtoon (fumetto digitale) molto diffuso in Corea del Sud scritto in collaborazione con l’illustratore Choi Kyu-Seok, i cui disegni sembrano una storyboard dell’adattamento in live action netflixiano. Entrambi gli antenati di Hellbound per come la vediamo oggi su Netflix hanno posto le basi per la creazione dell’affascinante mondo della serie: un universo crudele, intenso e spaventoso, reso ancora più conturbante dall’ibridazione tra i piani della realtà e del soprannaturale, popolato da orribili creature che uccidono brutalmente i cittadini di Seul ai quali misteriosi angeli hanno annunciato la profezia della loro morte. Quando la setta religiosa Nuova Verità di Jeong Jin-soo comincia a strumentalizzare questi fenomeni per raccogliere adepti, additando i morti come peccatori e assicurando ai propri discepoli la salvezza, la città scivola progressivamente nel caos. Una situazione resa ancora più angosciante dalla caccia alle streghe ai presunti peccatori promossa da una fazione radicale del culto, i Punta di Freccia. Intanto, la polizia sembra non essere in grado di contenere la situazione.

3. L’effetto Squid Game

Parlando del successo di Hellbound è impossibile non citare “l’effetto Squid Game“. Il successo di Squid Game ha infatti innescato una sorta di effetto domino, indirizzando gli occhi del mondo sulle produzioni della Corea del Sud e contribuendo in modo diretto al successo di Hellbound. Ma non solo: Alice in Borderland, serie Giapponese Netflix del 2018, ha ottenuto un clamoroso incremento di visualizzazioni dopo l’uscita di Squid Game e non è a caso, perché la serie appartiene allo stesso genere narrativo. Lo stesso creatore di Hellbound, Sang-ho, parla di una “Teoria della diga”, secondo cui le opere cinematografiche sudcoreane degli ultimi anni sono riuscite a crepare progressivamente il muro che le separava dal mercato occidentale, arrivando oggi a esondare del tutto. A sancire il successo di Hellbound è anche il mix calibrato di paranormale, violenza e fanatismo religioso, al pari di k-drama da Oscar come come Parasite (2019), prendendo le distanze dall’approccio mainstream di Squid Game, serie impacchettata per un’audience mondiale, basata sulla suspense e la precisione dei cliffhanger e creata per innescare il binge watching.

4. Culti, sette, scandali

Analizzando somiglianze e differenze tra questi due colossi di ascolti sudcoreani, il punto di contatto consiste nella critica ai culti che pervadono la società sudcoreana, che in Squid Game sono rappresentati da un’élite segreta, mentre in Hellbound da una setta religiosa con tanto di leader. Il misterioso fascino esercitato dai culti è una tematica ricorrente nelle produzioni di paesi come Corea del Sud e Giappone – lo ritroviamo ad esempio in anime come Death Note, per il culto di Kira, o Devilman Cry Baby, per il culto di Ryo -, dove la religione gioca un ruolo chiave all’interno della società e circa il 30% di cittadini si professa di fede cristiana. Negli ultimi anni, però, la Chiesa sudcoreana ha dovuto fare i conti con l’aumento vertiginoso di culti religiosi che si sono distaccati dal protestantesimo e creato vere e proprie sette guidate da un leader dal forte carisma e spesso trattato come una divinità; negli ultimi anni questi culti sono stati al centro di scandali legati a violenze, truffe, abusi e persino focolai di Covid-19.

5. K-mania, tra K-pop e K-drama

Lo scoppio della K-mania è ormai sbarcato in Italia: il boost di Netflix alle serie sudcoreane è la solo l’ultima rampa di lancio di un trend artistica diffusissimo. Dal cinema, con la vittoria dell’Oscar come Miglior film straniero di Parasite (2019) o la candidatura di Minari (2020), alle serie coreane, solitamente di genere drammatico o romantico-sentimentale, la progressiva diffusione della Korean Wave ha attirato l’attenzione del mondo sul paese. La più nota espressione artistica di questa nuova onda è ovviamente il K-pop, genere musicale apprezzatissimo dalla Gen z esito di un insieme di stili come pop, rock e dance, in continua evoluzione. Sviluppatosi a partire dagli anni ‘90, pone al centro gli Idol – ovvero gli artisti di successo, il cui percorso e la cui immagine vengono studiati dalle etichette musicali fin nei minimi dettagli – e le rispettive boyband, come BTS o Blackpink, che hanno scalato le classifiche di tutto il mondo.

Matilde Soleri