Spaccata la mezzanotte del 3 aprile esce Berlino Est, il singolo d’esordio di Francesco Sacco. Lo potete ascoltare qui:

Esordi così particolari non sono molto frequenti: una canzone cantautorale classica italiana, lineare e pulita ma al contempo nuova. Mixata da Davide Andreoni e Giacomo Zambelloni, è stata scritta, composta e prodotta da Francesco Sacco, complice “l’odore dei botti del primo gennaio” e quell’energia che si respira l’indomani di un capodanno e che ci fa sentire un po’ tutti supereroi . È un 1 gennaio quando Francesco ripesca una nota del suo telefono, scritta una sera di getto durante un intervallo di Suspiria di Guadagnino; e da quella bozza sull’iPhone nascono una linea di pianoforte destinata a diventare il riff d’ouverture di Berlino Est e l’arioso giro di accordi che la percorrono intessendone la trama. 

Forse nessuno ci ha mai detto “hai la faccia di Berlino Est”, ma l’abbiamo avuta tutti qualche volta. È quell’espressione che assumiamo quando discutiamo con qualcuno che amiamo e che non vorremo mai perdere: ci si ritrova bloccati in grovigli di silenzi e dietro a muri che siamo stati proprio noi a costruire, che appaiono altissimi e inamovibili, fino a quando sempre noi non facciamo trionfare la voglia di abbatterli a ogni costo. Berlino Est è la metafora di questi muri fra le persone e di quelli interiori, silenti e invisibili che gelano le parole dentro la bocca e impediscono di agire.

Ma Berlino Est è anche il racconto di una comprensione tutta umana, semplice e vitale, quella che fa sorgere il sole anche in mezzo a polvere e macerie personali, e che fa stare bene, che fa andare oltre ai “ma” è ai “però”, che permette di preservare quello che è davvero importante; una comprensione dell’essenziale che ci fa dire, come farebbe un Piccolo Principe senza pensare troppo “anche se abbiamo discusso, ti prego, rimani qui accanto a me”

Jacopo Brunello

Berlino est rivela in ogni sua componente la ricercatezza e la semplicità di una produzione che riesce ad agganciarsi solo a se stessa, e di una scrittura incisiva e potentissima capace di inserirsi nelle storie personali di chi la ascolta. È un brano cantautorale che abbraccia molti stilemi classici e ne stravolge tanti altri, che irrompe in uno scenario musicale spesso cristallizzato e un po’ ripetitivo con una forma tutta sua, inattesa e profondamente rivoluzionaria, pur non avendone l’aria. 

Francesco Sacco è un giovane artista che vive a Milano, ma che è cresciuto in una città noiosa quanto basta da sfidarlo più o meno tutti i giorni a inventarsi spazi e vie di fuga alternative, che lui, in un modo o nell’altro, ha fatto sempre coincidere con la musica. Da sopravvivere alla provincia a colpi di creatività, blues, cantautorato italiano e americano anni ‘60 e rock anni ‘70, passa poi a viversi pienamente Milano, dove scrive per alcune riviste musicali e, qualche anno più tardi, diventa compositore, produttore e sound designer e fonda Cult of Magic, collettivo di ricerca in ambito musicale, coreutico e performativo.

E ora, un po’ come succede a quelle cene tra amici nate per caso e che poi si rivelano le migliori, all’improvviso troviamo nelle librerie di Spotify un brano che sembra essere destinato a non uscire più dalla sezione “preferiti”. Berlino Est è una canzone di cui avevamo proprio bisogno: più si la si ascolta, più cresce la voglia di ascoltarla, insieme alla strana sensazione di averla desiderata ancora prima che uscisse. 

Valeria Bruzzi