I Radiohead sono i protagonisti di un’evoluzione artistica e musicale unica nel suo genere. Dagli albori di metà anni Ottanta fino alla prima, pesantissima, hit internazionale Creep (1992), il quintetto britannico è diventato un esempio di ricerca lirica e sonora. Nel corso della discografia si sviluppa un’interpretazione personalissima dell’elettronica e delle strumentali, punto di svolta segnato dall’album game-changing Kid A (2000) e chiave di volta del carisma dei Radiohead. Abbiamo stilato una nostra lista degli imprescindibili tra i loro dischi.

The Bends (1995)

All’appuntamento col proprio futuro dopo il successo globale di Pablo Honey (1993), i Radiohead trovano la giusta intesa col produttore John Leckie e danno forma alla prima virata nel percorso. The Bends mostra un lato della band più sfaccettato e complesso, figlio del gusto alternative degli anni Novanta e audacemente indie, come lo chiameremmo oggi. Dal classico High and Dry al carattere di Just, tra i crescendo distorti si sviluppa un discorso introspettivo e armonico complesso. Canzoni come My Iron Lung e Bulletproof… I Wish I Was mostrano una identità da rock band da stadio specchiarsi con una scrittura più sofisticata, attenta ad aspetti sonori fortemente identitari.

OK Computer (1997)

Quell’identità alternativa viene portata al suo massimo quando i Radiohead si chiudono in una casa del XV secolo per produrre, insieme all’ingegnere del suono Nigel Godrich, il terzo album della band. OK Computer nasce dalla ricerca di un sound innovativo e innato nei componenti del gruppo: la scelta di indagare il progressive e l’elettronica segna una svolta epocale nella produzione musicale dei Radiohead, che da questo momento evolverà in direzioni sempre più sperimentali. L’andamento del disco è un flusso continuo di esperimenti a metà fra l’elettronica e grezzi sapori rock non convenzionali: così Exit Music (For A Film) suona come una ballata acustica corrotta, le movenze pop di Let Down e No Surprises si alternano, accostate alle progressioni del singolo Karma Police, con l’inquietante cibernetica di Fitter Happier. Paranoid Android è un classico contemporaneo anche per l’espressività lamentosa del cantato di Yorke, lucido interprete della complessità psicologica del cambiamento in atto tra i due secoli.

Kid A (2000)

La nuova, sempre più coraggiosa ricerca sonora sboccia nel disco che segna un prima e un dopo nella discografia dei Radiohead. Abbracciata l’elettronica e testatene le potenzialità espressive in un intricato disegno di arrangiamenti e testi stralunati, la band trova un suo personale dimensione a metà tra i due mondi a cui appartiene, il passato e futuro sperimentale. Da un’unica sessione di registrazione nascono i materiali di Kid A e di Amnesiac (2001), altra faccia della stessa medaglia: al meglio esemplificato dalla traccia di apertura Everything In Its Right Place e dall’iconica Idioteque, il percorso è psichedelico e ampiamente caratterizzato da sonorità tridimensionali e voci effettate, meccaniche, perfettamente dosate con le strumentali ora più consapevoli (How To Disappear Completely, Optimistic, Morning Bell). La sua organicità e la portata rivoluzionaria nel futuro percorso elettronico e sperimentale della band rendono questo album una pietra miliare.

In Rainbows (2007)

Rilasciato come uscita indipendente in free download, In Rainbows approfondisce una scrittura ancora più sfaccettata, coniugando elementi ritmici e di interplay già presenti nel precedente Hail To The Thief (2003) unendoli a una inesplorata dimensione eterea. Accanto ai suoni aggressivi di Bodysnatchers e della opening track 15 Step con la sua ritmica magnetica, trovano infatti spazio le sottili dimensioni di Nude, Weird Fishes/Arpeggi e del singolo All I Need, introspettiva analisi dell’inadeguatezza nell’amore. Il disco si sviluppa intorno alla dimensione suonata – la band registra il disco in una live session “From The Basement” – ridotta alla sua essenzialità, nel solco dell’avviata ricerca di contrasti armoniosamente giustificati in Reckoner, Jigsaw Falling Into Place e Videotape.

A Moon Shaped Pool (2016)

L’album più recente di Thom Yorke e compagni, contaminati a vicenda dall’attività nei vari progetti solisti (Johnny Greenwood, Colin Greenwood, Ed O’Brien e Philip Selway) e fortemente influenzato dalla musica cinematografica, A Moon Shaped Pool è un album intenso e maturo, ultimo frutto di quell’instancabile ricerca sonora multi-dimensionale. Il dormiveglia di Daydreaming si accompagna a una contenuta epicità in Burn The Witch nell’entrare nel panorama lunare descritto da Decks Dark e Desert Island Disk. L’album descrive una sensazione di risveglio (The Numbers) e trauma, meglio descritto da Ful Stop e Identikit. L’epilogo True Love Waits, definitivo arrangiamento in studio di una canzone risalente alla metà degli anni Novanta e suonata per anni dal vivo, sancisce un concettuale collegamento col passato, confondendo le idee su quale sarà la prossima, inattesa virata.

Riccardo Colombo