Lanciato da Birdman nel 2014 con un tape che definì i canoni della trap melodica (Tha Tour, nel quale appariva al fianco di Rich Homie Quan creditato come Rich Gang, una coppia di supereroi dalle doppie leggendarie) Young Thug in una manciata di anni ha strutturato la propria legacy, stravolgendola a più riprese ma rimanendo sempre credibile ed influente. Tra mixtape cult, estetica gender fluid emulata dalle icone rock degli anni ‘70 e pagine Instagram folli che ne idolatrano l’eccentricità, Young Thug oggi è diventato il centro di gravità di un sistema solare, quello rap, popolato da artisti cresciuti con la sua benedizione, che nei testi delle loro canzoni riprendono il dizionario musicale scritto proprio da lui, lo “slime godfather” per eccellenza. Ripercorriamo le tappe della sua carriera per arrivare alle radici dell’influenza di Young Thug sul rap per come lo conosciamo oggi.

Barter 6 (2015)

Il primo mixtape commercialmente rilevante di Young Thug arriva nel 2015, anno nel quale il rapper nato e cresciuto a Jonesboro, nei sobborghi di Atlanta (come Future e Gucci Mane), sfodera un flow elettrizzante farcito di acuti, effetti sonori che si infilano tra le pieghe dei testi e adlib che diventano una cifra stilistica per il prosieguo della carriera. Barter 6, che inizialmente doveva chiamarsi Carter 6 in omaggio al suo idolo Lil Wayne (ma la minaccia più o meno velata di una causa da parte di Wayne, in uscita dalla Cash Money Records per alcune frizioni con Birdman, portò Thugger a cambiare titolo a pochi giorni dall’uscita) è un’immersione in un suono trap libero da qualsiasi codificazione. La 808 che si muove su mood pop e sfasati (come in Check) e un flow mutevole barra dopo barra (With That) spazza via qualsiasi dubbio sul talento di Young Thug, che di lì a poco avrebbe rimescolato i ruoli di forza nella scacchiera del rap mondiale.

Slime Season (2015); Slime Season 2 (2015); Slime Season 3 (2016)

Come detto in precedenza, il nome di Jeffery Lamar Williams inizia a circolare nel 2015 anche grazie ad alcuni side projects divenuti imprescindibili per gli appassionati del genere: Thugger, con la sua apparizione in Sky Fall e Mamacita, pone l’attenzione su un altro talento con un stile diametralmente opposto ed altrettanto eccitante: Travis Scott. Il feeling musicale tra i due toccherà il suo massimo in un concerto del Rodeo Tour di Scott a Houston, diventato oggetto di culto per quel periodo. Il 4 settembre uscirà Rodeo, mentre dodici giorni dopo Thug inaugurerà su DatPiff la saga Slime Season, grazie alla quale ha limato e perfezionato il suo stile eccentrico e totalmente anacronistico. Tre mixtape per tre uscite tra il 2015 e il 2016: Slime Season 2 uscirà un mese e mezzo dopo il primo capitolo, mentre Slime Season 3 si consacrerà come un classico del genere con otto tracce in puro stile YSL cucite sul contorto timbro di Thugger e sulle sue imprevedibili variazioni. Unendo insieme momenti stylish e brani più intimi come Worth It, Slime Season 3 chiude la prima parte di carriera di Young Thug prima di una nuova ennesima metamorfosi all’interno dello stesso anno solare.

Jeffery (2016)

“Ain’t no Young Thug songs on there”. Al listening party di Jeffery, Young Thug prima a parole e poi con le immagini dimostra la sua voglia di andare controtendenza rispetto alla classica dimensione machista promulgata nel rap. La cover art di Jeffery, scattata dal fotografo Garfield Larmond, mostra il rapper fasciato in un vestito del designer napoletano Alessandro Trincone. Non è solo l’ennesimo punto di contatto tra Thugger e il mondo della haute couture, dal quale è estremamente attratto, ma è anche la rappresentazione visiva di quella frase, pronunciata in un adv di Calvin Klein (“When it comes to swag, there’s no gender involved”) che chiude il cerchio del suo personale processo di game changing: se la saga Slime Season aveva cambiato il modo di fare rap nella forma, Jeffery lo fa attraverso i suoi temi e la sua forza comunicativa. La maggior parte delle dieci tracce del disco hanno nomi propri di alcuni idoli di Thugger (Wyclef Jean, Kanye West, Rihanna ecc.) che, tuttavia, sono solo un pretesto per proporsi in una chiave più romantica e intima rispetto alle versioni precedenti. La romance di Jeffery viene esaltata da un range vocale che lascia intravedere uno Young Thug al massimo della forma quando esplode in ritornelli urlati ed energici. Forse non è mai stato così imprevedibile, e certamente non è mai stato così ispirato (come dimostrato anche da alcuni episodi che lo hanno visto protagonista in fase di promozione del disco).

So Much Fun (2019)

Il 16 agosto 2019, giorno del suo ventottesimo compleanno, Young Thug pubblica il suo primo disco ufficiale, che vede J. Cole come produttore esecutivo. È il culmine di tre anni nei quali Thugger (o SEX!, come si ribattezza su Instagram pochi giorni prima l’uscita del disco) ha cementificato la sua stardom: prima fondando la sua etichetta YSL (acronimo di Young Stoner Life), fornendo così terreno fertile a veri hitmaker come Lil Baby, Gunna e YoungBoy Never Broke Again per conquistarsi il loro spazio nel rap game, poi diventando un cantante country e infine vincendo un Grammy Awards mai ritirato. So Much Fun, rispetto a Jeffery, non lascia intravedere dimensioni differenti: è puro divertimento, esattamente come suggerisce l’eloquente titolo del disco. Young Thug non esce mai dalla sua comfort zone, fatta di doppie flashy e un flow che cambia velocità e ritmo con la stessa facilità con cui cambia i suoi outfit.

Slime Language (2018); Slime Language (2021)

Attraverso mixtape dalle espressioni artistiche sempre diverse, Young Thug ha offerto continuamente nuovi spunti a critica e ascoltatori: nella saga Slime Language passa dalla dimensione personale a quella più complessa da gestire del label album, includendo la maggior parte degli artisti YSL e diventando una cartina tornasole per gli “young gunz” in rampa di lancio come YTB Trench (concedendosi tuttavia anche qualche ospite illustre come Drake, Meek Mill e Big Sean in Slime Language 2). La deluxe edition di Slime Language 2, uscito il 16 aprile scorso a sei anni esatti da Barter 6, conta ben 31 tracce: una sfida vinta, un posse album impacchettato magistralmente dalle produzioni di Wheezy (producer di Thugger) che ci rammenta una volta in più come “quality over quantity” sia una formula errata se tra i valori chiamati in causa c’è Young Thug.

Matteo Squillace