Nell’era digitale contemporanea ci si trova spesso a misurare la rilevanza di un artista in base ai numeri accumulati su YouTube e sulle piattaforme streaming. A questo proposito, il 2021 si è aperto con due notizie, una a poche ore di distanza dall’altra: il 19 gennaio Drake è diventato il primo artista a superare i cinquanta miliardi di stream su Spotify e il suo nuovo album, Certified Lover Boy, è stato rinviato a data da destinarsi.

Una doppia news che ci dice tantissimo su Aubrey Graham, sul suo essere un artista “larger than life” e anche uno straordinario stratega, capace di generare un hype impareggiabile attorno a sua qualsiasi uscita (discografica e non). Due facce della stessa medaglia che lo hanno reso il volto del rap più mainstream e contaminato dell’ultima decade.

Take Care (2011)

Drake inizia a cementare la sua stardom nel 2011 con il suo secondo album in studio: Take Care. Il suo esordio discografico, Thank Me Later, è distante appena un anno, ma il cambiamento nelle produzioni e nel sound è radicale: Drake per la prima volta condivide la direzione artistica con Noah “40” Shebib, che da quel momento curerà tutti i suoi lavori successivi, e lascia impressa un’impronta musicale che identificherà l’R&B “made in Toronto” per gli anni a venire. Tracce come Marvins Room e Shot For Me presentano ai fan una versione di Drake più cupa e riflessiva, tra hangover e un flow pieno di effettistica su storie d’amore finite male. I feat del disco certificano un’altra costante della carriera di Drake: tutti gli artisti che gli si avvicinano, anche se già largamente affermati, potranno godere della sua luce riflessa. Succede con The Weeknd, agli esordi, in Crew Love e con la presenza di Rihanna nella titletrack del disco a consolidare una commistione possibile e fino ad allora demonizzata tra rap e pop.

Nothing Was The Same (2013)

“Owl chains like credentials, you know you see the necklace/My life’s a completed checklist/I’m tired of hearin’ ‘bout who you checkin’ for now/Just give it time, we’ll see who’s still around a decade from now.” (Tuscan Leather). Drake apre Nothing Was The Same in modo estremamente consapevole del percorso che lo attende: ottenere risultati commerciali inimmaginabili facendo coesistere rap e R&B. Tuscan Leather, la traccia di apertura del suo terzo disco, è una trionfante dichiarazione d’intenti di sei minuti con un bridge a spaccare in due il brano e darci prova della versatilità di Drizzy. fin da subito si ha la sensazione di ascoltare un “instant classic”: Started From The Bottom e Hold On, We’re Going Home, le due hit che anticipano il disco lasciano intendere l’intenzione di stravolgere definitivamente lo scacchiere dell’hip hop mondiale. In Pound Cake/Paris Morton Music 2 arriva anche l’endorsement di Jay-Z, mentre Connect e The Language alimentano quella vena lush e malinconica che ha contraddistinto Take Care.

If You’re Reading This It’s Too Late (2015)

Uscito a sorpresa il 13 febbraio 2015 senza alcun preavviso e con una copertina tanto immediata da diventare col tempo un meme vincente sul web, If You’re Reading This It’s Too Late guadagna la vetta delle classifiche americane e canadesi una manciata di giorni dopo. Tornato alla dimensione del mixtape ricalcando So Far Gone ma infarcendo la tracklist di collaborazioni, Drake si sveste di qualsiasi obbligo commerciale (rivelando anche qualche piccola incrinatura nel rapporto con Birdman e Lil Wayne, ai quali però riconoscerà sempre il merito di aver creduto per primi in lui): il suo obiettivo è quello di concentrarsi sull’esplorazione di nuovi sottogeneri, più trap (6 God) e cloud (Now & Forever), tralasciando quei richiami dancehall che ritorneranno, preponderanti, nei progetti seguenti. Durante tutta la durata del disco la voce è sempre on point e riesce a rimanere impressa nella testa dell’ascoltatore, sia nelle parti rap che in quelle cantate, come dimostra sul beat rarefatto di Jungle. La presenza di Travis Scott, capace di portare un po’ della stessa vena autotune di Days Before Rodeo in Company, impreziosisce un progetto che non conosce passaggi a vuoto.

What a Time to Be Alive (2015)

Se Watch The Throne di Kanye West e Jay-Z rimane l’esempio più fulgido e strutturato di album collaborativo di cui la storia recente dell’hip-hop ha memoria, What A Time To Be Alive è quello che gli fa da contraltare. Scrollandosi di dosso le accuse di ghostwriting che iniziano ad addensarsi su di lui, Drake si chiude in studio per sei giorni consecutivi insieme a Future, reduce dal successo di DS2, con Noah Shebib e Metro Boomin alle produzioni. Il repertorio musicale dell’uno si fonde con quello dell’altro, e il risultato è un mixtape di trap congestionata e “liquida” che trova il suo apice nelle punchlines di Diamonds Dancing e Change Locations. Un unicum nella discografia di entrambi i rapper, trascinato in classifica da un banger come Jumpman e per il quale ancora oggi i fan attendono un seguito.

Views (2016)

Il giorno precedente all’uscita del suo quarto album, Drake svela in un’intervista rilasciata a Zane Lowe su Apple Music di sentirsi profondamente orgoglioso del progetto perché “capace di trasmettere come mi sento e cosa provo in questo momento”. Con Views Drake è arrivato ad un livello tale da poter sovvertire qualsiasi logica di mercato, anche perché è lui stesso a condizionarlo con qualsiasi sua mossa. Fotografato sulla copertina del disco coi piedi a penzoloni in cima alla CN Tower che domina Toronto, Drake sottolinea il suo status di intoccabilità anche rispetto ai dubbi che accompagnano l’uscita di Views, considerato troppo prolisso e ripetitivo dalla critica musicale. Un album che non può essere assimilato al primo ascolto ma che, sviscerato con attenzione, svela omaggi sparsi qua e là alla sua città natale (Weston Road Flows) e lo porta a sperimentare sonorità più caraibiche come in Controlla e One Dance con Wizkid, un modo per celebrare tra le righe la multiculturalità della città canadese. Lungo le venti tracce c’è spazio anche per rinsaldare collaborazioni vincenti, come con Rihanna in Too Good (sodalizio che riaccende le voci di una love story tra i due) e con Future in Grammys, in quella che assomiglia molto a una traccia tagliata dal precedente What A Time To Be Alive.

Scorpion (2018)

Il quinto e ultimo album pubblicato da Drizzy coincide con uno dei momenti recenti più complicati nella vita del rapper canadese, sia artistici che personali: la sua vita privata gli si ritorce contro quando Pusha T, il 26 maggio 2018, pubblica il dissing The Story of Adidon, rivelando al mondo intero che Drake aveva avuto un figlio dalla pornostar Sophie Brussaux senza però mai rivelarlo. Per confermare e spiegare i motivi di questa scelta Drake utilizza una delle venticinque tracce che compongono Scorpion, Emotionless, dove alterna riflessioni sul tema del successo e della solitudine che ne scaturisce. Diviso in due parti, Scorpion suona meno coeso rispetto a Views: una playlist più che un disco, nella quale Drake prende troppi temi e li mescola a campionamenti a volte azzeccati (Jaded e In My Feelings), restituendo l’immagine della popstar mondiale in attesa di nuovi stimoli. I progetti successivi a Scorpion sono due mosse stop-gap: Care Package e Dark Lane Demo Tapes, consigliati a chi vuole scavare nella discografia di Drizzy e caricarsi di aspettative prima di assistere a una nuova scalata all’olimpo del rap internazionale.

Matteo Squillace