Voto

6

Il rapper della zona 6 di Atlanta è tornato ai microfoni per servire Woptober dopo qualche mese di stop: solo ad aprile è sfuggito – sembra definitivamente – alle grinfie delle prigioni americane.

Nel nuovo disco il Trap King (dove trap indica precisamente il southern rap e non a caso in Bling Blaww Burr afferma “I’m from East Atlanta Georgia, I’m in love with the south”) parla del proprio passato (Dirty Lil Nigga) e del nuovo presente (Wop). Le rime iniziali di Addicted riassumono il contenuto del disco e la personalità dell’artista: Hi my name is Gucci Mane, I’m addicted to everything / Bad bitches, fast cars, weed and promethazine / Hi my name is Gucci Mane, I’m addicted to everything / Diamond chains, assault rifles, skrip clubs, and gambling”. Produzioni e featuring sono affidati a veterani come Zaytoven e Rick Ross. Ma il vero autore del disco sembra essersi ridotto a emulare le gesta di altri personaggi della trap music come Young Thug, che dopo essere stato etichettato da sempre come discepolo di Gucci Mane è ora il protagonista di un’inversione di ruolo.

“All this cash got me feeling aggressive / All this ice got me feeling aggressive / This drop top Rolls is so aggressive / It got these hoes getting so aggressive”. È proprio così, arrabbiate, che appaiono le metriche ma anche, più in generale, lo stile del (t)rapper.

Sotto uno sguardo complessivo, il lavoro di Gucci Mane segue logiche ben precise che rispondono alle caratteristiche del genere: Woptober è divertente e sporco, toccante e riflessivo, a volte riesce addirittura a unire tutti questi atteggiamenti nello stesso momento. Quello di cui pecca l’album, però, è un’eccessiva linearità sia dal punto di vista sonoro sia nei testi.

Anna Laura Tiberini

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