Voto

5

Il veterano Peter Farrelly si distanzia per la prima volta dalle dumb comedies, che sono state la sua fortuna (vedi Tutti pazzi per Mary, 1998), e prende in mano la sceneggiatura politicamente impegnata di Nick Vallelonga e Brian Hayes Currie sulla storia vera d’amicizia tra il musicista Don Shirley e il buttafuori Tony Lip, aka Frank Vallelonga. Curioso lo spunto da road movie interraziale: un musicista nero determinato a portare a termine una tournée nel Profondo Sud degli Stati Uniti è costretto a ricorrere alla protezione di un burbero italoamericano (vagamente razzista); da questa convivenza forzata negli angusti spazi di una Cadillac azzurra nasce tra i due una profonda amicizia. Ma il risultato è un film senza anima.

La sceneggiatura pare confezionata con il solo scopo di assecondare l’opinione pubblica: stereotipi culturali, distanziamento temporale sufficiente a non scomodare la contemporaneità e restare nella comfort zone del passato, protagonista bonaccione e finale edificante. Tutti gli ingredienti di un successo al botteghino – soprattutto in tempi di Oscar che, come sappiamo, tendono a favorire il progressismo di simili operazioni – ci sono, ma manca il cuore di un film davvero riuscito. I personaggi sono ritratti quanto mai grossolanamente: l’italianità di Tony Lip è fin offensiva – a questo non giova l’interpretazione caricaturale di un Viggo Mortensen decisamente fuori parte – e la figura di Shirley è abbozzata e frettolosa. Il suo alcolismo affiora per caso, l’omosessualità viene introdotta maldestramente e poi abbandonata e il senso stesso della sua marcia forzata nel Sud non è mai davvero indagato. Dopo le brillanti interpretazioni in Moonlight (Berry Jenkins, 2016) e nella terza stagione di True Detective (ora in corso), per altro, ci si aspettava molto anche da Mahershala Ali.

Giorgia Maestri