Voto

6

Non è stata una trovata particolarmente felice quella di sponsorizzare Gold – La grande truffa come una sorta di secondo The Wolf of Wall Street per assicurarsi il pubblico in precedenza attirato dalla retorica dell’eroe-antieroe impersonato da DiCaprio.

La storia narrata non spicca certo per originalità: Gold racconta vita, morte e miracoli di Kenny Wells, prospettore minerario, avventuriero e ignaro truffatore rimasto fascinosamente seduto sul più grande giacimento d’oro del secolo. Se compassato è il modo in cui si presenta la storia, incentrata sulla lotta tra una fazione di cercatori d’oro che si sporcano le mani in sperdute regioni asiatiche e il gruppo dei lupi di Wall Street, appollaiati in attesa di smembrare il bottino, interessante è tuttavia la figura del protagonista. Kenny (Matthew McConaughey) è un personaggio complesso, stordito dall’arrivo di un successo che ha scrostato a mani nude da una montagna di fango.

Stephen Gaghan opta per uno stile di regia che procede per flashback giustapposti e sovrapposti, rompendo la fissità del montaggio classico hollywoodiano, conferendo ritmo alla pellicola e permettendo allo spettatore di addentrarsi nel profilo psicologico del protagonista.  Grazie a questa composizione il personaggio si libera dell’impolverato abito da capitalista pronto a tutto per il denaro e racconta la sua storia, mentre dietro di lui aleggia l’ombra del padre, scomparso prematuramente. Solo così si dimostra un uomo moderno in tutto e per tutto, eccitato dalla febbre dell’oro e confuso dall’ambiente in cui è stato catapultato: per lui ciò che conta è la corsa, non il traguardo, il brivido, non il risultato.

Ambrogio Arienti