Voto

8

Giunta alla seconda uscita discografica per Rough Trade Records – se non contiamo l’EP Udder Sounds (2018) – la band di South London propone tredici brani di spessore, dinamici nel lasciarsi contaminare dalle più svariate influenze, ironici nel raccontare una realtà spesso cruda, con una particolare attenzione ai temi dell’ansia e della noia. Il risultato è un sound freschissimo che unisce il post-punk anni Novanta al groove delle bass line e alle armonizzazioni R&B, il tutto condito con una calibrata dose di dissonanza ed elementi elettronici.

Un ottimo assaggio di On All Fours viene offerto da Pest, quasi un loop di chitarra arricchito da layers di synth e cori man mano che la canzone si sviluppa, prima che le cose si facciano ben ritmate con l’ultimo singolo Badibaba, Once Again e P.T.S.Tea, gioco di parole sul disturbo da stress post-traumatico che diventa poi uno psichedelico sovrapporsi di voci in cui Rosy Bones affronta anche il tema di un’identità non binaria. Anche in Sad Cowboy la componente dei synth pervade la melodia della canzone, mentre nel distopico singolo The Crack viene descritto l’abbandono di un pianeta Terra ormai irrimediabilmente inquinato (“People made their way to space, people made their way away, cracks from where the Earth’s torn, can’t go back”). Sui movimenti neo-soul di Anxiety Feels viene raccontata l’ansia, tra pillole e paranoico isolamento, con liriche efficaci e impressive (“I don’t wanna be on those pills, heard they make you numb, find another way to get my fill”), mentre il disco sviluppa il suo epilogo fra i cori sognanti di Bang, lo psichedelico groove di Where Do We Go From Here? e di A-Men.

On All Fours conferma la statura artistica della band, espandendone le possibilità sonore e approfondendone le capacità liriche: il racconto ironico e intelligente di realtà spinose è ancora una delle qualità più evidenti del quartetto di Londra, ma la freschezza del sound di questo lavoro rivela una tridimensionalità che consacra definitivamente il progetto. È già uno dei migliori dischi del nuovo anno.

Riccardo Colombo