Voto

7

Due registi bulgari, paesaggi greci e un festival svizzero, le premesse di Glory – Non c’è tempo per gli onesti possono apparire parodistiche, ma addentrandosi nella trama la pellicola del duo Kristina Grozeva e Petar Valchanov rivela una realtà cinematografica sconosciuta e di livello. Una sceneggiatura tagliente sotto tutti i punti di vista, che prende di mira gli emarginati e i buoni mentre giustifica i reietti a rimanere tali, impreparati ad affrontare una società che non riuscirà a capirne i principi né ad accoglierli accettandone la propria natura.

Nota di merito per la recitazione di Margita Gosheva e Stefan Denolyubovma, che si plasma magistralmente a una scrittura solida, cinica e malinconica al punto giusto, e per la regia, che in qualche taglio ricorda, nell’uso del sarcasmo da commedia nera e di atmosfere strazianti, il cinema di Elio Petri (La classe operaia va in paradiso), pur mantenendo quel tocco di modernità capace di spolverare le tende chiuse di un cinema balcanico tutto da scoprire.

Fabrizio La Sorsa