Voto

6

Una città immersa nel grigiore e nella nebbia, sommersa da una pioggia pioggia scrosciante: questa la Torino fotografata da Davide Manca per Gli uomini d’oro, heist movie diretto (e montato) da Vincenzo Alfieri. Bastano infatti poche immagini per gettare direttamente lo spettatore nel pieno di un’atmosfera da noir moderno.

La trama, tratta da una storia realmente accaduta, scorre senza intoppi: Luigi (Giampaolo Morelli) e Luciano (Giuseppe Ragone) sono due impiegati delle Poste pronti a volare in Costarica grazie alla “baby pensione” ormai alle porte, ma all’improvviso il governo decide di posticipare di dieci anni l’età pensionabile. A quel punto sentono di non avere scelta: rapinare il camion portavalori guidato da Luigi, con l’aiuto di Alcise (Fabio De Luigi), e fuggire il giorno dopo.

Divisa in tre capitoli con stile tarantiniano, la scrittura ricostruisce i diversi punti di vista dei protagonisti, servendosi di guizzi stilistici che strizzano l’occhio al cinema postmoderno: la lunga carrellata in discoteca ricorda il Sorrentino de La Grande Bellezza (con tanto di macchina da presa che atterra su Morelli mentre tiene la sigaretta in bocca alla Servillo); i neon che si stagliano nel buio delle stanze ricordano Blade Runner, sullo sfondo di una Torino piovosa e lontana che richiama Sin City. Ogni capitolo si apre con la stessa partita di calcio Juventus-Torino, così da collocarli tutto su uno stesso piano temporale, anche da un punto di vista storico. Niente di innovativo, certo, ma 110 minuti che intrattengono piacevolmente.

Caterina Prestifilippo