Un un anno fa ci lasciava Glenn Frey, autentico animale da palcoscenico nonché storico membro fondatore, insieme a Don Henley, degli Eagles nel 1971. Anche dopo la crisi affrontata dalla band sul finire degli anni ’70, Frey non lasciò mai da parte la vocazione artistica, pubblicando nel 1982 il suo primo album solista, No Fun Aloud. Negli anni successivi ne sono seguiti sette (l’ultimo, After Hours, nel 2012), ma alla carriera da musicista Frey affiancò anche quella di attore, recitando in serie televisive di successo come Miami Vice (1984-1989) e Nash Bridges (1996-2001).

La vocazione artistica di Glenn Frey lo portò, poco più che ventenne, a lasciare Detroit alla volta di Los Angeles, dove iniziò a muovere i primi passi nella musica insieme a J. D. Souther, celebre cantautore country, anche lui di Detroit. Ed è l’anima country del duo a prevalere nel primo periodo di attività di Frey, genere che condizionerà anche il primo album degli Eagles. Uscito nel 1972 e prodotto dal celebre Glyn Johns (già produttore di Rolling Stones, Who e Led Zeppelin), Eagles è pregno di quelle sonorità country-rock e folk-rock che ersero gli Eagles a rappresentati del sound tipico della West Coast. Fu subito chiaro che Frey era la colonna portante della bandsuonava quattro strumenti diversi (chitarra, tastiere, armonica e basso), prestò la voce a molti brani di punta della loro discografia e aveva talento nella scrittura, tant’è che buona parte dei singoli portano la sua firma.

A partire da Desperado (1973), gli Eagles svoltarono pian piano verso un rock più puro, con qualche influenza elettronica (maggior manipolazione del suono delle chitarre a discapito della variante acustica del primo album, ma anche un amento delle parti di tastiera): celebri i singoli Tequila Sunrise e la ballad Desperado. Ma l’album della band che rimarrà impresso negli annali della storia del rock è Hotel California del 1976: di questo album Frey firma praticamente tutti i testi, a partire da quello del singolo apripista Hotel California, vincitore del Grammy al miglior singolo nel 1978.

Se da un lato Hotel California rappresenta l’apice della discografia degli Eagles, la fase di declino della band arrivò immediatamente, e fu fulminante: l’abuso di droga fece venire meno l’ispirazione a Frey e l’album successivo, The Long Run, uscì solo nel ’79, deludendo clamorosamente le aspettative. L’abbandono graduale del country e del folk avevano sancito la fine degli Eagles (dopo la sostituzione ripetuta di più membri) a causa dei dissidi stilistici interni, ma Fray, una volta avviata la carriera da solista, poté dedicarsi più compiutamente alle sonorità rock: i suoi lavori spaziano dal soft-rock fino ad arrivare, addirittura, al pop-rock (Soul Searchin’ del 1988 e Strange Weather del 1992). Ma non è mancata l’occasione per apprezzare Frey nuovamente negli Eagles: nel 2007 uscì il nuovo album Long Road Out Of Eden, a distanza di 28 anni dall’ultimo, che vide il ritorno della band al country-rock.

La particolarità di Glenn Frey è stata quella di sapersi continuamente reinventare nel corso della propria carriera, pur senza abbandonare mai il sound della West Coast che lo aveva portato alla ribalta: in ogni pezzo del suo percorso solista, quel tono “sofferto” e quella forza evocativa dei testi non l’hanno mai lasciato.

Gaia Ponzoni