1. Il desiderio ai tempi di Netflix

Giù le mani dai gatti: caccia a un killer online (Dont’s F**k With Cats) è un documentario crime diviso in tre puntate, probabilmente uno dei più discussi degli ultimi anni, tanto da poterlo considerare un caso emblematico di Netflix: le analisi incrociate dei dati sui suoi utenti gli permettono di essere in grado di offrire agli spettatori ciò che vogliono ancora prima di sapere che lo volessero. A quanto pare, tutt* volevano una docu-serie su killer sadici e utenti di Internet ossessionati dai gattini, ed ecco che Netflix gliel’ha data.

2. Sconsigliata la visione alle persone particolarmente sensibili

La storia di Dont’s F ** k With Cats non ha molta importanza, perché bastava il titolo per spingere praticamente chiunque a iniziarla. Ma, in realtà, la narrazione è incredibile e profondamente sconvolgente, senza iperboli. Tutto inizia con un video caricato su YouTube da un utente anonimo, in cui viene documentata la tortura e l’uccisione di due piccoli gatti – ma Netflix non mostra mai questi video integrali -, ed è violentemente angosciante. Si sconsiglia la visione a chi è sensibile a questo genere di contenuti.

3. Indagine 2.0

Il video attira l’attenzione di un gruppo di utenti di Facebook, che decidono di usare tutti gli strumenti a loro disposizione per rintracciare il crudele assassino. Analizzano il video fotogramma per fotogramma alla ricerca di qualcosa, qualsiasi cosa, che fornisca loro un indizio sulla posizione del killer, verificando prese di corrente, pacchetti di sigarette e una coperta che viene rintracciata su eBay; si appellano persino a un forum di aspirapolvere online incredibilmente di nicchia per incrociare i suoi metadati con quelli di Google Maps. Alcune fasi delle indagini ricordano i metodi del film e della serie Catfish (Ariel Schulman, 2012), tanto che questi investigatori dilettanti risultano più competenti delle forze di polizia del Canada.

4. Si sarebbe potuto evitare?

Una di questi detective improvvisati – una donna di nome Deanna Thompson – riveste il ruolo di storyteller della serie: in quanto persona very online, è incisiva, spiritosa e veloce nel mettere insieme i fili dell’indagine in modo dinamico. Presentata con un titolo jokey e un narratore consapevole, la serie indaga i peggiori comportamenti umani che si possano immaginare. Non appena l’orrore dei video sui gatti sembra attenuarsi, inizia un inseguimento selvaggio del killer, tramite ricerche di immagini, Google Street View e database di identità false. E poi si scopre chi è l’assassino e che i suoi omicidi stanno per andare ben oltre i gatti, molto tempo prima che commettesse un crimine atroce. Si sarebbe potuto evitare?

5. Era quello che volevamo, no?

Ma non bisogna tralasciare gli impulsi più oscuri degli stessi detective dilettanti, morbosamente affascinati dalla vicenda. Tanto che le figure chiave dell’indagine si chiedono ripetutamente se stanno risolvendo un crimine o semplicemente invocando un killer violento. Un uomo ha davvero commesso un crimine così crudele solo per guadagnare notorietà online? E ora è stato trascinato fuori dall’oscurità, dandogli esattamente quello che voleva, celebrandolo in una serie. Ma era quello che volevamo tutt*, no?

Anna Pennella