Voto

8

Sulle spalle di Smog sembrerebbe gravare la grande responsabilità di essere il fatidico “secondo disco” di Giorgio Poi. E, in effetti, sul lavoro immediatamente successivo a quello che ha portato al successo un artista pesa – oltre alla necessità personale di crescere e fare passi in avanti – l’inesorabile voglia di soddisfare e magari persino superare le aspettative del pubblico, condita dalla consapevolezza del rischio e dalla sana paura di fallire. Fa Niente aveva fatto innamorare molti di Giorgio Poi, catapultando l’artista direttamente ai vertici della scena indie pop contemporanea. E Smog non è da meno: è un ottimo disco, che fa venire una voglia irrefrenabile di sentire i futuri passi dell’artista.

Era dal 2017 che Giorgio Poi si è faceva desiderare, ma nel frattempo ha saputo tenere tutti sulle spine con diverse collaborazioni: altre a suonare in Evergreen di Calcutta e in Stanza Singola di Franco126, ha prodotto l’album d’esordio di Francesco De Leo e aperto i concerti estivi dei Phoenix degli USA. I nove brani del disco, di cui uno strumentale, accolgono tutte queste vicissitudini, unendo le influenze internazionali raccolte da Giorgio Poi nei suoi periodi all’estero a una raffinata tradizione italiana che già si intravedeva in Fa Niente (tra cui Dalla, Battisti e Conte). Rispetto al lavoro precedente, però, le melodie e gli arrangiamenti di Smog sono distesi e lasciano che siano i testi ad avere la meglio, dimostrandosi ancora più maturi ed evocativi.

I brani di Smog presentano infatti una struttura squisitamente all’italiana: composti da strofa e ritornello, bastano pochi ascolti perché riescano a catturare l’ascoltatore, prendere la cittadinanza nella sua testa e rimanerci per giorni interi. Nei suoi testi Giorgio Poi riesce a raccogliere piccoli angoli di quotidianità, attimi e riflessioni personali con quella delicatezza lirica, realistica e malinconica che lo contraddistingue da sempre. Rimanendo in equilibrio tra esaustività e ermetismo, i brani sanno arrivare a ogni tipologia di ascoltatore con una freschezza intelligente, proprio quella di cui la musica italiana ha bisogno oggi, e senza mai cadere nella banalità.

Il concept sotteso all’album lancia un sorriso di complicità a tutti i ragazzi costretti a lasciare l’Italia e diventa infine manifesto nell’ironico e autoironico featuring con Calcutta: La Musica Italiana, un pezzo che declina ironicamente la nostalgia di quando ci si trova lontani dall’Italia, che si concretizza in una voglia smodata di grattugiare il parmigiano sulla pasta o di ascoltare un po’ di musica nostrana, addirittura le canzoni di Calcutta e di Giorgio Poi (anche se “Calcutta e Giorgio Poi, madonna che tristezza!”, recita il testo). Chi, con Smog, cercava un altro Fa niente rimarrà deluso. Chi invece vi ha trovato un disco italiano da ascoltare piano e fantasticare un po’, sarà soddisfatto.

Valeria Bruzzi