Voto

7

Negli otto anni passati dall’uscita del suo primo album, Blue Magic, Giaime ha avuto un percorso artistico costellato da momenti profondamente diversi sfruttati non solo per produrre nuova musica ma per proseguire in quella personale ricerca sonora e stilistica che è culminata con Figlio Maschio. Presentandosi con le vesti di un disco rap le quattordici tracce del disco si sfilano invece da un copione preciso, seguendo un sound vario che alterna top line vincenti a linee melodiche che fanno esultare gli appassionati dell’urban latino americano. Come in Mula (EP uscito a febbraio 2020), anche in Figlio Maschio la penna di Giaime risulta sempre estremamente in linea con le melodie scelte: dopo un intro che è una confessione e un momento di ringraziamento (impossibile non notare il prop a Lazza) arriva Quando, che su una batteria reggaeton cattura l’attenzione dell’ascoltatore per tutto il brano, inchiodandolo al testo con bridge calibrati e un ritornello che si appiccica addosso.

Le vicissitudini passate e le relazioni amorose sono i temi portanti di Ritardo e Soli assieme a Rose Villain, che come in Chico fra brillare il brano con una strofa densa di immagini e un ritornello potentissimo. Rimanendo nel campo dei featuring non si può non citare la presenza di due intoccabili del rap italiano come Jake La Furia e Guè Pequeno, il primo in Motorino (un inno agli anni passati in piazza col mito dei Club Dogo) e il secondo che regala luxury bars a ripetizione in Lacrima, la traccia con più attitudine rap del disco assieme a Sequel. Un progetto estremamente personale che ci permette di vedere davvero chi è Giaime attraverso una visione musicale inedita per i canoni rap ai quali siamo abituati ma capace di lasciare il segno distinguendosi dal resto.

Matteo Squillace