Voto

6.5

Genius racconta il problematico quanto intenso rapporto instauratosi tra il romanziere Thomas Wolfe e l’editore Max Perkins. C’è Wolfe, folle, sregolato e creatore di sensazionali immagini poetiche; e poi c’è Perkins, un uomo ligio al dovere, il cui controllo e la cui pacatezza si riflettono nel proprio modus operandi editoriale. Il caos si fonde con la quiete, e nasce il genio.

Dove finisce il talento e dove inizia il genio? Sono due realtà contrastanti, convergenti oppure coincidenti? La capacità di estrapolare dalla vita di tutti i giorni un attimo di incantevole epifania e la bellezza del mondo e la facilità con cui fiumi di parole riescono a esprimere sensazioni stravolgenti danno vita all’universo di uno scrittore. Dietro alle parole, però, c’è molto altro. L’incredibile dote di dar forma a un’immagine e di farne emergere quella potenza che sarebbe altrimenti andata persa tra i rivoli d’inchiostro caratterizza una figura nascosta e poco considerata come quella dell’editore, che invece Genius vuole omaggiare. Perkins, protagonista assoluto del film, viene inoltre abilmente sfruttato dal regista Michael Grandage per introdurre altri elementi propri dell’ambito letterario: l’ispirazione poetica, il temibile e distruttivo blocco dello scrittore, la paura da parte di un editore di stravolgere il prodotto iniziale e di minarne l’autenticità.

Grandage, al suo debutto cinematografico, risente però ancora degli stilemi teatrali: la sceneggiatura lineare, i richiami volutamente coincidenti al passato e la creazione di personaggi dalle emozioni troppo calibrate sono chiare sbavature di una pellicola che, ciononostante, rimane godibile e coinvolgente.

Anna Magistrelli