Voto

5

Gauguin di Edouard Deluc restituisce un ritratto del controverso maestro del post impressionismo; un ritratto che però priva la figura delle ombre e delle sbavature, rendendolo un po’ sbiadito. La scelta di avviarsi verso una narrazione facile, di comodo, è data fin dalla fase del pittore che si vuole raccontare: il periodo che Gauguin passò a Tahiti alla ricerca dell’ispirazione, spinto dal desiderio di cambiare la propria vita miserabile. Il risultato è un biopic piuttosto classico, senza infamia e senza lode.

La bellezza di scoprire passo dopo passo le piccole azioni quotidiane, di ritrovare i ritmi di una vita semplice, di immergersi in un locus amoenus esotico e quasi incantato si alterna al fascino nell’osservare come le tele di Gauguin (Vincent Cassel) prendano forma; ed è questo il (unico) motore trainante della narrazione. Nonostante l’attenzione e la cura alle ambientazioni e ai piccoli dettagli dell’insieme, infatti, Gauguin non riesce a scavare nella profondità di un animo intenso, affascinante e sfaccettato come fu quello del pittore. Per quanto l’interpretazione di Cassel sia potente, la scrittura piatta del personaggio lo priva di potenza espressiva; e pensando a biopic dello stesso filone come Volevo nascondermi, con Elio Germano nei panni di Ligabue, questo Gauguin non regge affatto il confronto.

Giulia Crippa