Voto

8

Il quartetto Rak, Cappiello, Gauarnieri e Sansone prende le mosse dalla fiaba La gatta Cenerentola di Giambattista Basile (contenuta nella raccolta Lo cunto de li cunti del 1634) e dalla sua trasposizione teatrale in tre atti scritta e musicata da Roberto De Simone nel 1976 per approdare a una coraggiosa versione animata. Una commistione di ispirazione dal passato, speranza verso il futuro e critica all’attualità che inserisce Napoli in una temporalità oscillante tra un passato luminoso e florido, un presente chiaroscurale e un futuro colmo di speranze altamente a rischio di venire disilluse.

Lungi dai toni trasognati della fiaba disneyana, Gatta Cenerentola è ambientata in un futuro prossimo dall’atmosfera surreale e dark che trasuda di oscura sensualità. Protagonista, sebbene visivamente solo suggerita da qualche scorcio, è la città di Napoli, le cui brutture pulviscolari fagocitano la nave Megaride, simbolo dell’utopia dell’armatore Vittorio Basile, filantropo napoletano che sogna di revitalizzare la città grazie alla creazione del Polo della Scienza e della Memoria presso il porto. Contrappunto di Basile e simbolo dell’ipocrisia di Napoli è Salvatore Lo Giusto detto ‘o Re, showman e cantante neomelodico figlio della grande tradizione partenopea ma anche perverso manipolatore senza scrupoli, fedele solo ai propri interessi e noncurante delle esigenze della sua stessa città. Viscido e calcolatore, ‘o Re apre il vaso di Pandora di una Napoli tanto solare, luminosa e musicale quanto corrotta, sudicia e disillusa.

La Megaride con i suoi ologrammi fantasmatici (“la nave ci registra ci rielabora e ci rimette in scena”) è l’ultimo baluardo della Napoli di ieri, coscienza pulsante di personaggi vuoti, esausti, incapaci di controllare le loro pulsioni istintive, ai quali non restano che sotterfugi per andare avanti. Lo stile d’animazione, tridimensionale, contrastato e incupito da pennellate cyberpunk, che stringe su primi piani colmi di pathos e schiaccia i personaggi peccaminosi di hybris con inquadrature dal basso memori di Quarto Potere, diventa specchio dell’intima tragedia vissuta da ogni personaggio.

Rimane un solo, flebile, spiraglio di speranza: “Se non fosse per quelli che ne fanno una questione personale questo mondo andrebbe in rovina”, dice il poliziotto Primo Gemito a ‘o Re.

Benedetta Pini