Voto

7

Entrati nella dimensione mainstream dopo il successo di Seasons (Waiting For You) nel 2014, la band di base a Baltimora torna con il suo sesto lavoro in studio, dimostrandosi ancora sulla giusta wave di synth-pop che ne ha caratterizzato le loro sonorità dal primo giorno. As Long As You Are strizza l’occhio a melodie pop interpretate con naturalezza tra synth morbidi e dinamismo indie-rock, mentre le liriche ripercorrono un passato di ricordi e porte socchiuse che cerca di scendere a patti con il presente, nel modo più onesto possibile.

La dimensione eterea dell’attacco di Glada apre spazi più ampi nel ritornello (“Who am I? Do I deserve to see again? After all I’ve done, and finding love in the end”), prima che il singolo For Sure introduca un tempo più serrato, seguito anche dalla linea di basso di Born In A War. Il gusto anni Ottanta dei synth drammatizza ancora di più le liriche di I Knew You (“And it was so good to hear, after so many years, not for the pain, but to hear you say anything real”), ma è il gioco di tensione e rilasci tra insistite ritmiche indie-rock (Walking, The Painter, Plastic Beach) e momenti di ampio respiro sonoro (Moonlight, Thrill) a creare una dinamica naturale e perfettamente costruita, sintetizzata dal sipario Hit The Coast.

I paesaggi sonori disegnati dalla ricercatezza di suoni mai eccessivi sono lo sfondo ideale per Samuel T. Herring e la sua lirica onesta, che come proiettando annosi ricordi su uno schermo, riesce a scendervi a patti raggiungendo una sorta di pace interiore (“I put my whole life in my car, when you go just take what you can take, and change what you can do. I’ll hit the coast”). Il risultato è un disco godibile e ben strutturato, coinvolgente quanto serve, completo nella proposta di una gamma di suoni ampia e variegata.

Riccardo Colombo