Voto

6

Avere talento non significa necessariamente cadere nella provocazione, eppure il collettivo FSK Satellite, per una serie di cause e conseguenze, ha fatto suo questo concetto. Un hype alimentato da videoclip surreali, attestati di stima da parte della scena rap nazionale e valanghe di polemiche e meme su Instagram. Dopo FSK Trapshit, l’album di debutto che ha spostato l’attenzione su di loro, Taxi B, Sapo Bully e Chiello dall’alto della loro crocifissione sulla copertina di Padre Figlio e Spirito sembravano poter dare il via ad una rivoluzione musicale che per ora rimane al suo stadio embrionale.

A dare quella marcia in più all’atteso album del trio sono le produzioni, ancora una volta di Greg Willen, l’unico (assieme a Taxi B) che è riuscito a fare un ulteriore salto di qualità rispetto al passato: la prima parte di Padre Figlio e Spirito vive di sussulti techno, cassa dritta e interpretazioni di Taxi B. Nella seconda metà i bpm si abbassano, le atmosfere si fanno più cloud e rilassate e così a beneficiarne è l’attitudine melodica di Chiello, che in Tre Terroni a Milano e 10 X in California esprime tutte le sue potenzialità esaltando anche la prestazione costantemente fuori tempo e monotematica di Sapo Bully.

“Eh, top gun, top pistol, Matrix/Ci hanno crocifisso in tre sulla stessa croce, ma/Lascio dietro luce ad ogni passo mio/Come se ci fosse luce in ogni passo mio” (Top Gun). Gli FSK Satellite sono questo: intuizioni ed entusiasmanti voli pindarici, sporcati da momenti che suscitano un fastidio generalizzato e dall’utilizzo della n-word, che ricorre un paio di volte nel tentativo di emulare lo slang del rap d’oltreoceano risultando solo una provocazione sterile e inopportuna. Probabilmente, se fossero politicamente corretti e socialmente consapevoli, non sarebbero loro.

Matteo Squillace