Voto

9

Quattro anni fa con Piñata eravamo sicuri di stare assistendo a un evento soprannaturale. Mettere nello stesso studio di registrazione un rapper del calibro (e della personalità) di Freddie Gibbs e un producer geniale e schizofrenico come Madlib era già di per sé un successo e il riscontro ottenuto da quel progetto oggi ha permesso, anche grazie a una major convinta dallo status acquisito dai protagonisti, l’avvento di Bandana. E sì, quella che  ritroviamo tra le nostre mani è la più riuscita delle evoluzioni e, per il rap americano, uno dei migliori collaborative album di sempre.

La cifra stilistica di Bandana è la dicotomia che si origina all’interno di ogni singola traccia: brani come Flat Tummy Tea e Cataracts dimostrano che Gibbs e Madlib sono capaci di passarsi il testimone a più riprese all’interno di ogni singolo spartito. I beat dritti e nostalgici partoriti dal producer nativo di Oxnard accelerano e rallentano a piacimento, si chiudono con code impreviste e creano nuove anse che Gibbs, raggiunto il prime della sua carriera, dimostra di saper riempire con un flow che grandina fuori dalle casse.

Le quindici tracce che compongono il disco sono un trattato sulla black culture recente, da Tupac e Allen Iverson in Massage Seats e Practice all’omicidio di Terrence Crutcher, citato in Soul Right. La classica ciliegina sulla torta? I featuring, tutti calibrati e di livello assoluto: quanti possono vantare Pusha T, Anderson .Paak, Yasiin Bey e Black Thought nel proprio disco?

Matteo Squillace