“La storia piu sconvolgente che sia mai stata raccontata sugli abnormi e i reietti”: così recita il prologo in voice over del capolavoro del 1932 e firmato da Tod Browning: Freaks. Il regista americano, già autore di veri cult-movie dell’orrore come The Devil-Doll (1936) e Dracula (1931), quest’ultimo interpretato da uno straordinario Bela Lugosi, porta al cinema creature mostruose che non vogliono spaventare ma anzi far riflettere gli spettatori, sia di oggi che di ieri.  Il 24 ottobre Freaks è stato riproposto nelle sale accompagnando il pubblico italiano nella settimana che precede la notte di zucche e spiritelli: tempismo perfetto per Freaks, un classico ma non così classico film horror. E l’incipit sembra confermarlo: “Gli abnormi, i mostri, hanno sentimenti come i normali?”.

Ambientata nel mondo del circo, la pellicola accoglie come interpreti veri “fenomeni da baraccone”: artisti, uomini e donne, nati con gravi deformazione fisiche e problemi psichici che instaurano relazione amorose tra le più bizzarre mai viste. La forza di questo lungometraggio è proprio quella di dimostrare allo spettatore che anche esseri considerati “innaturali” provano sentimenti proprio come gli uomini “normali”.

L’intreccio è semplice e lineare come richiede un classico di Hollywood, ma la morale è pungente come uno spillo. Quando uscì, infatti, fu un flop al botteghino, forse colpevole una platea che all’epoca non era abituata all’etica di film di questo tipo e preferì girarsi dall’altra parte quando si trattò di riflettere su ciò che il cineasta statunitense voleva comunicare. La fotografia in un bianco e nero che ha fatto scuola, al limite della perfezione stilistica, riesce a trasportare lo spettatore in un mondo pieno di incubi e paure, di riti e codici che i “non normali” utilizzano per difendersi dal mondo in cui vivono. In seguito alla reazione fortemente negativa da parte degli spettatori durante l’anteprima, molte scene finali, quando il film raggiunge l’apice del macabro, vennero tagliate, complice un pubblico ancora non pronto a tanta crudeltà. Si dice che una donna, dopo aver assistito alla proiezione, scrisse una lettera a Browning nella quale affermava: “Lei deve possedere l’attrezzatura mentale di un mostro per aver elaborato un film del genere!

Non è un caso che sia stato proprio Tod Browning a dirigere un film del genere. Il regista statunitense, affascinato dalla vita circense e carnevalesca, in giovane età decise di scappare di casa e di dedicarsi alla carriera circense, entrando così in contatto con un pioniere del cinema come David W. Griffith, che lo introdurrà nel mondo cinematografico come attore nel suo kolossal Intollerance del 1916. Browning anticipa di almeno vent’anni lo stesso amore per il circo che la storia del cinema troverà in Federico Fellini, regista che amerà sfruttare il tendone a strisce come specchio della diversità di uomini stravaganti e normali nella società di oggi.

Mattia Migliarino

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