Voto

9

Frank Ocean, (pop)star dell’R&B americano, ha messo tutti a tacere con un’uscita di gran classe. La nascita del disco è avvenuta su boysdontcry.com in diretta streaming, dove una camera fissa riprendeva vari Frank Ocean intenti a realizzare lavori di falegnameria. La notte successiva è uscito il singolo Nikes, nonché prima traccia dell’album Blonde (secondo iTunes) o Blond (come da copertina) – forse in riferimento anche alla bisessualità del musicista –, pubblicato ventiquattr’ore dopo. Ma non era abbastanza: a Los Angeles, New York, Chicago e Londra si sono create file di fan pronti ad acquistare l’album allegato alla fanzine “Boys don’t cry”.

Blonde è un viaggio che racconta l’interiorità dell’artista, iconizzata anche nella copertina, è un’ossessione per il tema dell’identità, è un amore tormentato e onirico (Ivy e Seigfried) ma puro (White Ferrari). Un amore che fluttua tra droga (Be Yourself, dove compaiono le raccomandazioni pre-college della madre) e social network (in Facebook Story SebastiAn racconta di una donna che preferisce la sua amicizia online al suo amore).

Le collaborazioni non potevano che essere grandiose: Beyoncé, Wolfgang Tillmans (fotografo tedesco grazie al quale è comparsa una traccia techno in un album di tutt’altro genere), Kendrick Lamar, Brian Eno, Kanye West, Jamie XX, James Blake e Bon Iver sono solo alcuni dei nomi chiamati a partecipare. Non si tratta di veri e propri featuring, ma di elementi, voci e suoni – a volte quasi impercettibili – inseriti qua e là nelle 18 tracce di Endless e nelle 17 di Blonde.

Non si può capire Blonde senza passare per Endless: è solo in virtù di questo yin e yang che riesce a esprimersi la delicatezza di un’artista sempre attento a ogni dettaglio. L’attesa è stata ripagata: dopo un antipasto ben servito, il piatto forte ha lasciato tutti sazi.

Anna Laura Tiberini