Voto

7

A cavallo tra film e documentario Sokurov, regista e calda voce narrante, ci accompagna tra le sale del Louvre ripercorrendo le tappe principali della vita del museo. Attraverso una ricerca storica accurata, il regista analizza nel profondo gli anni dell’occupazione tedesca in Francia, che vide come protagonisti Jacques Jaujard (direttore del Louvre) e il conte Franziskus Wolff-Metternich (ispettore mandato da Berlino per salvaguardare il museo e trasferirne parte delle opere in Germania), rapporto ricostruito alla perfezione nel film.

Questa singola vicenda diventa il punto di partenza per una serie di balzi temporali e geografici che stimolano la riflessione sul rapporto tra le ragioni dell’arte e le ragioni dell’uomo, della guerra, del denaro, dello stato. Da una nave carica di opere d’arte in balia di una tempesta che prelude a una perdita immane, infatti, si passa al Medio Oriente oggi saccheggiato dall’Occidente e si tocca perfino l’assedio di Leningrado (1941-1944), che causò gravi danni al museo dell’Ermitage. Il dramma della madrepatria Russia è solo accennato, ma fortemente sentito dal regista, che lo dipinge con toni cupi e dolorosi: il Louvre è stato salvato grazie allo spostamento dei suoi tesori in luoghi nascosti e sicuri, ma non l’Ermitage, vittima di un brutale saccheggio. “Chi vorrebbe una Francia senza Louvre?” E –aggiungerei – una Russia senza Ermitage? Chi saremmo noi senza i musei, custodi di meraviglie e segreti?

Sokurov pecca, però, in ambizione, e pretende di affiancare materiale visivo e sonoro di grande qualità (foto e riprese d’epoca, meravigliose vedute della Parigi di oggi e ricostruzioni storiche) a grottesche e quasi oniriche farse di Napoleone e della Marianne, alquanto fastidiose.
Commissionato proprio dal Louvre, Sokurov confeziona un film omaggio non pienamente riuscito, ma molto interessante, reso un’epifania estetica da fotografia e movimenti di camera talmente sublimi che solo il regista dell’Arca russa e pochi altri saprebbero realizzare.

Benedetta Pini