La società contemporanea, ogni giorno, si trova a dover fare i conti con nuove realtà e dimensioni tecnologiche. Tra queste, le nuove evoluzioni della robotica stanno velocemente e capillarmente conquistando spazio, pervadendo sempre più la nostra quotidianità ed espandendosi negli ambiti più disparati, incluso quello artistico, dove fioriscono continuamente opere, film e romanzi ispirati alle potenzialità degli strumenti tecnologici con sfumature più o meno distopiche.

Ma cosa succederebbe nel momento in cui i robot non fossero più solo protagonisti ma anche autori? La risposta è rappresentata dal cortometraggio Frammenti di Anime Meccaniche, realizzato da Briefcase Films: il primo cortometraggio italiano scritto da un’intelligenza artificiale, visibile in streaming su PausTV.

Ma abbandonate il pregiudizio di trovarvi di fronte a un’opera sterile, priva di una componente umana significativa. Al centro del film, infatti, ci sono i temi della solitudine e dell’amore, che colpiscono il pubblico in modo empatico ed emotivo. Un’intelligenza artificiale, che per sua natura non è in grado di provare sentimenti, risulta dunque in grado di descriverli, esprimerli e narrarli, esattamente come se li avesse provati, come se avesse esperito una vita in cui, a volte, i meccanismi si inceppano e si prova dolore.

Sorge dunque spontaneo chiedersi: cosa ci rende umani? E cosa ci differenzia dalle macchine? Come cambierà l’arte, la creatività, il settore dell’audiovisivo nel momento in cui le tecnologie dell’AI diventeranno sempre più pervasive?

Sara Suozzo