Voto

8

Film giudicato controverso dal Ministro della Cultura Israeliano Miri Regeve, Foxtrot è stato distribuito limitatamente in Israele, mentre oltre mare ha vinto il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria alla 74esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ed è stato candidato agli Oscar 2018 nella categoria Miglior film straniero. Foxtrot – La danza del destino si sviluppa come un’antologia a trittico: tre storie collegate fra loro che parlano di una tragedia famigliare causata dalla militarizzazione dello stato e la leva obbligatoria.

La coppia di genitori Daphna (Sarah Adler) e Micheal (Lior Ashkenazi) scopre che il figlio Jonathan (Yonaton Shiray) è venuto a mancare. Foxtrot si apre così, con forza, spiattellandoti in faccia al pubblico l’angoscia della perdita: il dolore tangibile dei protagonisti si scontra e stride con l’impassibilità e l’automazione dei militari che portano alla famiglia la tragica notizia. Ed è proprio il contrasto il filo conduttore dell’intera pellicola. Nella seconda parte del film, infatti, il regista Samuel Maoz cambia completamente registro e passa dalla classe medio-alta di Tel Aviv al remoto checkpoint israeliano, in cui il silenzio regna sovrano e i colori si fanno saturi e caldi. Il checkpoint è uno spazio dechirichiano in cui compaiono solamente i quattro soldati e un cammello che con sicurezza attraversa il confine. La noia viene combattuta con l’immaginazione e con le speculazioni dei soldati sul senso dell’esistenza. Un umore rilassato che viene interrotto quando i palestinesi attraversano il confine.

Il ritorno in città del terzo atto descrive la collera e la rabbia collettiva, e come questi sentimenti vengano tramandati di generazione in generazione, intrappolando i cittadini all’interno di schemi soffocanti che sono costretti ad accettare passivamente, ridotti a una fredda e inevitabile quotidianità. La riflessione di Samuel Maoz raggiunge così una portata universale: Foxtrot rivolge un appello umanistico a tutte le culture.

Foxtrot è un film audace, che si serve del surrealismo per decodificare la bipolare percezione della guerra, secondo una visione cinica e dolceamara: il funzionamento mondo è casuale e inetto, ti uccide per errore come di proposito, e il soldato può usare il fucile in diverse maniere, può essere estensione del proprio corpo o diventare compagno di ballo. Foxtrot ci insegna che la nostra esistenza è come l’omonimo ballo: nonostante tutti gli sforzi che si possono fare, si torna sempre al punto di partenza.

Daniela Addea

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