Voto

8

Forza Maggiore è un film nordico, senza alcun dubbio: è profondamente legato a tutto ciò che pertiene alla nordic culture, fin dalla svolta romantica ottocentesca, e rimane anche molto vicino a grandi maestri del cinema quali lo svedese Ingmar Bergman e l’austriaco Michael Haneke.

Una forza maggiore – nel caso specifico una valanga – travolge una famiglia apparentemente perfetta, di quelle che andrebbero benissimo come testimonial dell’Ikea, facendone emergere la vera natura, e metaforicamente quella di tutti gli uomini. La figura maggiormente colpita è quella del padre che ora, dopo essere scappato, è pronto a negare l’evidenza fino alla morte, preda di vergogna ed egoismo. Può continuare a esercitare la propria autorità di capo famiglia?

L’equilibrio viene squarciato improvvisamente e si apre così un dissidio da cui scaturisce una tensione quasi palpabile, come fosse un altro personaggio, che pervade ogni movimento, gesto e sguardo, tanto dei personaggi quanto della macchina da presa. Senza aggressioni verbali né scenate patetiche, lo psicodramma viene gestito da Ruben Östlund con uno stile documentaristico – non è irrilevante il fatto che abbia tratto lo spunto narrativo proprio da studi sociologici sulle coppie vittime di un’esperienza traumatica – asettico, simmetrico e dalla lucidità glaciale, assumendo la posizione di osservatore partecipante che studia il precipitare della situazione tramite lunghi piani sequenza, lasciando che la vicenda si sviluppi in una lenta progressione si lasci analizzare nella suo intima drammaticità etica. È proprio questo distacco a permettere al tragico di fondersi con il comico, conferendo all’emotività della vicenda sfumature crudelmente ciniche e ironiche al limite del grottesco, ricordando le commedie assurde di Buñuel, ma anche il di Carnage.

Lo spettatore assiste a scene esilaranti, rigorosamente pulite e controllate, mentre viene pervaso dalla potenza del rapporto tra l’interno burrascoso degli animi, l’esterno sublime in senso burkiano – accompagnato dalle note dell’Estate di Vivaldi – e l’alienante dialettica esterno-interno stabilita dagli spazi dell’albergo. Come reagiscono gli uomini di fronte a un pericolo improvviso? Prevale sempre e comunque il “si salvi chi può”, anche sul “prima le donne e i bambini”.

Benedetta Pini