Voto

6.5

Sullo schermo della TV, sistemata all’estremità di una stanza spoglia, i giocatori di due squadre di calcio si sfidano inseguendo il pallone. Gli spettatori sono gli abitanti di Bourj El-Barajneh, uno dei campi profughi più famosi di Beirut; svaccati sul divano, sono pronti a fare il tifo, salutano San Siro e cantano la Macarena, sollevando con orgoglio una bandiera verde bianca e rossa. Tra di loro ci sono bambini e adulti, ancora memori della visita di Pertini nell’83 e dell’aiuto dei soldati italiani, tra i pochi che durante la guerra civile donavano “acqua” e “cibo”, parole che tutti hanno imparato in fretta in italiano e che ricordano ancora. I più giovani, invece, la guerra non l’hanno vissuta, ma conoscono la Nazionale italiana, le squadre europee di punta e soprattutto Stefano, bresciano di 28 anni, stanziatosi il Libano da alcuni anni come cooperante e calciatore per poi decidere di svolgere lì la sua ricerca di dottorato.

Viaggiando attraversando il Libano Stefano intervista una serie di ex calciatori, ora relegati ai margini della società come fossero cittadini di serie B solo perché palestinesi, che si vedono negata la possibilità di poter giocare nelle squadre locali nonostante il loro innegabile talento. Tramite il filtro del calcio si susseguono speranze e sconfitte, narrate dagli stessi protagonisti: le fughe dalla Siria e dal Libano verso la Turchia e l’Europa, i rientri forzati nei confini siriani, i pellegrinaggi di ritorno a Beirut lungo file sterminate di esseri umani, le storie dei miracolati che per pochi centimetri hanno scampato i missili, i campi di un chilometro quadrato dove sono stanziate oltre 45 mila persone, la volontà di liberarsi dal marchio stereotipante di violenti e fanatici religiosi.

Footballization (scritto da Stefano Fogliata e diretto da Francesco Furiassi e Francesco Agostini) racconta la frustrazione di chi non riesce a ottenere quello che gli spetta, di chi ha dedicato tutta la propria vita e le proprie energie al calcio, di chi desidera solo sentirsi integrato. Le tematiche classiche del reportage calcistico, dai racconti delle personalità leggendarie alle violenze negli stadi, si intrecciano alle esperienze drammatiche dei protagonisti e, piano piano, sorge una domanda straziante: chi non sa come tornare a casa? Da interrogativo posto alla fine degli allenamenti ai giovani giocatori palestinesi diventa uno spunto di riflessione sull’immigrazione e sul diritto di un intero popolo di ritornare nella propria terra.

Pietro Bonanomi