La storia del cinema è costellata da film che alla loro uscita si sono rivelati un disastro, facendo flop al botteghino e subendo le aggressioni della critica, nel migliore dei casi riuscendo a catturare giusto l’amore spassionato di qualche nicchia. I motivi possono essere dei più disparati: film eccessivamente provocatori, film troppo progressisti per l’epoca, film incompresi, film in ritardo o in anticipo rispetto ai tempi, film commercialmente insostenibili, disastri produttivi, passi falsi dei registi, film semplicemente non riusciti nonostante le premesse, film ottimi in partenza ma con uno scivolone finale. Questo perché il cinema è una forma d’arte strettamente interconnessa al contesto storico, politico e sociale in cui nasce e si diffonde, dal quale trae spunti e al quale, a sua volta, fornisce spunti di riflessione extracinematografici.

Non sempre, però, questa interconnessione risulta funzionale, e tra certi film e il contesto in cui nascono viene a crearti un attrito che si risolve solo col tempo, portando critica e pubblico a rivalutarli a distanza anche di decenni; a dimostrazione che l’accoglienza iniziale di un film non corrisponde a un giudizio sul suo valore. È questo ad accomunare film della rassegna Perfect Failures di Fondazione Prada in collaborazione con MUBI – il servizio di streaming di cui vi avevamo già parlato qui. Una selezione di film oggi considerati iconici ma che, alla loro uscita, erano stati fortemente snobbati, criticati o rifiutati.

Ecco i 6 film che arriverano man mano su MUBI, a partire da oggi con Southland Tales:

La contessa di Hong Kong, Charlie Chaplin, 1967

(stills 11806) Marlon Brando with Sophia Loren

Durante un viaggio transatlantico da Hong Kong agli Stati Uniti, il ricco diplomatico Ogden Mear incontra Natascha, una contessa russa, con la quale inizierà una tormentata storia d’amore fatta di incomprensioni e complicazioni, tra sogni, desideri, burocrazia e dura realtà. Il film è l’unico in cui Chaplin recita solo una parte minore, lasciando il ruolo di protagonista a Marlon Brando. Fu questo uno dei motivi per cui il film fu accolto negativamente sia dalla critica che dal pubblico, ma non solo, perché una delle principali accuse fu che il tema affrontato era inconsistente, troppo poco autoriale e impegnato. Oggi, risulta una valutazione un po’ affrettata e superficiale: la storia d’amore al centro del racconto sottende una critica alla vacuità del mondo in cui i personaggi sono inseriti, quello dell’agiata e conservatrice alta borghesia americana, che li fa sentire inadeguati e infelici e dal quale cercano una via di fuga.
Streaming.

Fedora, Billy Wilder, 1978

Fedora, penultimo film scritto dal padre della commedia brillante americana, incontrò una forte opposizione fin dalla fase produttiva. Alle major non sembrava infatti un film interessante per via della tematica affrontata e temevano che non avrebbero avuto successo al botteghino. Il film racconta la storia di un’acclamata attrice di Hollywood (Fedora, appunto), ritiratasi in una villa in Grecia dopo essere stata sfigurata in volto. Quando viene a sapere di aver vinto un Oscar, decide di mostrarsi pubblicamente, ma con un assurdo stratagemma che porta i produttori hollywoodiani a volerla nuovamente sul set. Nonostante le difficoltà iniziali, alla fine Billy Wilder trovò una produzione tedesca disposta a sostenere il film, rinunciò a Marlene Dietrich e Faye Dunaway e ripiegò su due attrici tedesche, Marthe Keller e Hildegard Knef. Ma gli ostacoli tornarono anche in fase di distribuzione, in parte a causa dell’inglese macchinoso delle due protagoniste e del doppiaggio, che infastidì il pubblico statunitense. Dopo un’anteprima disastrosa, il film fu tagliato di quasi 12 minuti, ma quando furono chiesti ulteriori interventi il regista si rifiutò di apportarli. Oggi il film gode di una considerazione ben diversa: una “meditazione sulla celebrità, la vanità dell’arte e l’invasione dell’età” (Chicago Reader) “vergognosamente sottovalutata” (Time Out), che esplora le basi del cinema, tra realismo, illusione, romanticismo e tragedia. Presentato al Festival di Cannes del 2015 nel nuovo restauro digitale, il film non è mai stato pubblicato in home video e il suo ultimo passaggio televisivo risale agli anni Ottanta.
Streaming.

Showgirls, Paul Verhoeven, 1995

Scritto da Joe Eszterhas, lo stesso sceneggiatore dietro al successo di Basic Instinct del 1992 e autore anche di Flashdance (Adrian Lyne, 1983), Showgirls racconta la storia di Nomi Malone, una ragazza che arriva a Las Vegas in autostop per realizzare il suo sogno: diventare protagonista del musical Dea allo Stardust. Quando uscì, il film venne marchiato immediatamente come lo “scult” degli anni ’90: fu un disastro al botteghino (costò 45 milioni e ne incassò meno della metà), venne letteralmente distrutto dalla critica (“maldestro”, “un esercizio in eccesso”, “squallido e dimenticabile”) e si beccò un incredibile numero di Razzi Awards (9 nomination e 8 vittorie) – gli anti-Oscar assegnati ai film peggiori dell’anno. La critica più aspra arrivò da Roger Ebert: “Ciò che Showgirls sembra veicolare è fondamentalmente una fantasia masturbatoria di Joe Eszterhas. La sceneggiatura è il prodotto febbrile di un’immaginazione molto limitata, resa brillante in una sola opera elegante e costosa. È il primo film adult only ad alto budget dove viene distrutto ogni forma di erotismo”. Colpo di grazia: Showgirls determinò il fallimento della carriera di Elizabeth Berkely, che tentava di emanciparsi dalla graziosa e insipida Jessie della serie tv Bayside School calandosi nei panni audaci della cinica spogliarellista Nomi. Nel 2015, a vent’anni dalla sua uscita, si verificò un’inaspettata inversione di marcia: il film fu proiettato all’Hollywood Forever Cemetery di Los Angeles alla presenza della protagonista e si presentarono ben 4 mila fan, che la accolsero adulanti quasi fossero i membri di una setta religiosa. Showgirls oggi è considerato un cult degli anni ’90 ed è ormai un classico acclamato, capace di fornire una spietata satira di Hollywood e un grande esempio di cinema erotico.
Streaming.

Un divano a New York, Chantal Akerman, 1996

Juliette Binoche e William Hurt sono Béatrice e Henry, una vivace ballerina parigina e un cinico psicoanalista di Manhattan, che si scambiano i rispettivi appartamenti e, di conseguenza, le loro diverse visioni della vita. Un incontro basato sul contrasto che è facilmente interpretabile come la premessa di un innamoramento. A causa della prevedibilità della sceneggiatura, infatti, il film ricevette recensioni fortemente negative alla sua uscita, criticato principalmente per via della gestione maldestra dei cliché comici e romantici. Col tempo, invece, questo film senza pretese è considerato il prototipo della commedia leggera ma mai superficiale.
Streaming.

Southland Tales – Così finisce il mondo, Richard Kelly, 2006

Texas, 2008, ma in una realtà parallela distopica. Siamo a tre anni di distanza da una serie di attacchi nucleari a opera di un gruppo di terroristi, che hanno messo sotto scacco gli Stati Uniti diffondendo una profonda paranoia. In questo contesto si intrecciano le vite di una serie di personaggi improbabili, da cui si sviluppano storie che vogliono offrire spunti di riflessione sui temi d’attualità dell’epoca, come la guerra in Iraq, le fonti alternative di energia e le elezioni presidenziali statunitensi del 2008. Peccato che il risultato fu considerato troppo surreale per l’epoca, attirando su di sé critiche fortemente negative. Qualche anno più tardi, però, quelle riflessioni si riveleranno lungimiranti e profetiche, portando a una radicale rivalutazione del film: una commedia satirica anarchica sagace e brillante.
Streaming.

Night Moves, Kelly Reichardt, 2013

Presentato in anteprima mondiale alla 70a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Night Moves racconta la storia di tre ambientalisti che decidono di unire le loro forze per compiere il gesto più eclatante della loro vita: far esplodere una diga idroelettrica, simbolo dell’industria capitalista che consuma energia e preziose risorse naturali. L’operazione di Night Moves infatti è simile a quella del precedente Meek’s Cutoff (2010), sempre di Kelly Reichardt: riprende uno stile tradizionale, in questo caso non il western ma il noir, lo riduce agli elementi archetipici e lo adatta al proprio stile. Il risultato è un’opera per pochi, ed è per questo che, nonostante un cast piuttosto affermato (Dakota Fanning, Jesse Eisenberg e Peter Sarsgaard) il film fu un fiasco al botteghino, mentre la critica lo accolse positivamente. Sia il The Guardian che Variety, infatti, lo elogiarono per le interpretazioni controllate e pacate dei protagonisti, definendolo un’opera un po’ di difficile comprensione ma comunque è ben diretta e in cui la suspense viene costruita con raffinatezza.

Anna Pennella e Benedetta Pini