Voto

7

Degna chiusura del dittico aperto con il primo capitolo questa primavera, la seconda parte di Everything Not Saved Will Be Lost veste panni meno sofisticati della sua metà, ma non per questo meno significativi. Sacrificato il gusto per i soundscape elettronici in favore della componente più marcatamente post-punk, Pt. 2 ospita dieci brani di chitarre convinte e goove moderni, senza rinunciare all’attenzione verso le strutture articolate e le scelte in fase di produzione.

Red Desert fa da preludio al singolo The Runner, che introduce la cifra energica che marca anche Wash Off e tutto il disco. La voce distorta di Yannis Philippakis in Black Bull si fa più melodica ma non meno violenta in Like Lightning, sincopata e ballabile come la melodica Dreaming Of. Lupus in fabula, ritorna la dolcezza armonica di Pt. 1 nell’intermezzo strumentale Ikaria, appena prima che 10,000 Feet alterni l’attitudine metal agli ampi spazi dominati dalle linee di voce. Il volume si abbassa nella più dimessa Into The Surf, lasciando alle progressioni solenni di Neptune il sipario sul disco.

A uno sguardo onnicomprensivo non sfugge l’ambiziosa volontà di rendere Everything Not Saved Will Be Lost la summa dell’esperienza musicale della band, creando uno spazio dove trovino posto le più diverse influenze e attitudini. La grandezza sta nel conservare la propria identità musicale senza perdersi né nei riverberi di Pt. 1, né nel carattere di Pt. 2: i Foals ci sono riusciti.

Riccardo Colombo