1. 371 giorni, 19 ore, 26 minuti

Non è il titolo di un film rumeno, ma il tempo della storia intercorso tra la prima e la seconda stagione; nella realtà, sono passati ben trentadue mesi, e si sentono tutti. Nel frattempo Phoebe Waller-Bridge, autrice e protagonista della serie, si è dedicata a esplorare altre strade creative, allontanandosi sempre più dalla stand-up comedy originaria per abbracciare nuovi territori di scrittura e di generi: tra il 2016 e il 2019 ha creato e sviluppato per la BBC Killing Eve, è stata una degli sceneggiatori del nuovo 007 in uscita nel 2020 e ha indossato i panni del Droide L3-37 nell’ultimo film della saga di Star Wars. I suoi piani prevedevano infatti che il personaggio della trentenne londinese si sarebbe esaurito in una stagione, per poi passare ad altro, ma Amazon è stato convincente e l’ha messa alla prova con una seconda stagione, pagata però a caro prezzo…

2. Dì qualcosa!

Fin dall’episodio di apertura, la seconda stagione dà la costante impressione di essere una forzatura, di stiracchiare situazioni e dialoghi fino al parossismo. Waller-Bridge mostra i personaggi di contorno ciarlare e consumarsi nella loro mediocrità e ipocrisia, palesando la voglia, condivisa col suo personaggio, di rimanere uno spettatore passivo, non troppo interessato a intervenire in alcun modo. “Dì qualcosa!” le intima a un certo punto la sorella Claire, come a dire: facci una battuta, dì una delle tue cattiverie, torna in te, Fleabag.

3. Sorelle, non amiche

La dialettica e gli scontri tra personaggi opposti rimangono il motore della serie, come già nella prima stagione, ma sembrano mancare questa volta di verve e originalità nelle trovate. Le figure più strambe sono messe in secondo piano, allontanando la serie dai canoni della British comedy, e il meglio lo danno le due sorelle, Fleabag e Claire. Si coprono, si spalleggiano, si invidiano, si accettano, cercano perfino di ispirarsi una all’altra.

4. Uccelli di rovo

Con la storia sentimentale tra il prete e Fleabag sembra di rivivere i fasti di Padre Ralph e Meggie Cleary (Uccelli di rovo), indimenticabili per chi è cresciuto negli anni ’80. In Fleabag si attende solo l’inevitabile momento in cui i due copuleranno. La protagonista vuole tuttavia illudersi che possano avviare una “normale” storia d’amore. Ma non è possibile “fottere Dio”.

5. Quarta parete

Non c’è nulla di nuovo negli ammiccamenti di Fleabag agli spettatori (o alla defunta amica Boo, o a un pubblico immaginario?), ne ricordiamo un brillante esempio recente in una miniserie Netflix intitolata Chewing Gum, sempre di produzione britannica e interpretata dalla regista stessa, Michaela Coel. A questa seconda stagione di Fleabag sembra mancare invece originalità, come se la prima avesse già dato tutto (ed era molto).

Alessandro A.